A volte ci si chiede cosa stiano lì a fare, se non riescono nemmeno a portare a termine le elezioni per i giudici della Consulta e per i membri del Csm. I dissidenti di Partito democratico e Forza Italia (che sono molti più di quanto pensino i loro leader) hanno preso in ostaggio Corte costituzionale e Consiglio superiore della magistratura. E non è servito nemmeno il richiamo del presidente della Repubblica a smuoverli.

La messa in scena si ripete giovedì 18 settembre, quando dalle 9.30 i parlamentari riuniti in seduta comune a Montecitorio cominceranno una nuova votazione per scegliere due membri della Corte costituzionale. Tutte le voci indicano che i due partiti maggiori insisteranno nell’appoggiare i candidati concordati in precedenza, quindi Luciano Violante e Donato Bruno.

E’ da vedere  tuttavia se questa volta riusciranno a raggiungere i 570 voti minimi (cioè i 3/5 dei parlamentari) richiesti dalla legge. Ieri Matteo Renzi e Silvio Berlusconi si sono incontrati per circa due ore a Palazzo Chigi. In precedenza nella giornata Giorgio Napolitano aveva preso a frustate i parlamentari: “Quorum elevati per tali operazioni elettorali in Parlamento implicano tassativamente convergenze sulle candidature e piena condivisione nell’espressione dei voti tra forze politiche diverse, di maggioranza e di minoranza. Ove… finiscano per prevalere immotivate preclusioni nei confronti di candidature… o la settaria pretesa di considerare idonei solo i candidati delle propria parte, il meccanismo si paralizza. Si rifletta dunque bene… sulle conseguenze“.

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