È finalmente arrivato il giorno delle elezioni in Gran Bretagna: la consultazione popolare, che era stata annunciata a sorpresa dal premier Theresa May lo scorso 18 aprile, vede scontrarsi proprio l’ex ministro dell’Interno del governo Cameron e il leader dei laburisti, Jeremy Corbyn.

Sono infatti loro due i favoriti per la vittoria finale alle urne, che rimarranno aperte sino alle 22 di questa sera. Nonostante il supporto popolare non sia al massimo i sondaggi continuano a dare i conservatori della May in vantaggio, con circa 7 punti percentuali.

Negli ultimi giorni, dopo i fatti di Manchester e Londra, la campagna elettorale si è spostata da temi come la Brexit e altri di politica interna alla questione della sicurezza, ovvero sulla fiducia che i britannici ripongono nelle due figure sulla possibilità di garantire un’efficace lotta al terrorismo.

Entrambi in realtà risultano essere figure contraddittorie: Corbyn essendo all’opposizione avrebbe in vantaggio, in questo caso, ma la sua fama di pacifista ne limita l’appeal; la May invece è stata un ministro dell’Interno dal pugno di ferro, ma è proprio durante il suo mandato che sono avvenuti i sanguinosi eventi che hanno sconvolto il Paese.

Dopo la strage del London Bridge la premier ha già annunciato misure severissime in fatto di sicurezza, aumentando la facilità di espulsione, e alcune molto meno popolari come le restrizioni in termini di movimento, associazione e accesso a Internet per i sospettati di nazionalità inglese, ma anche veri e propri attacchi ai diritti civili quali il prolungamento del periodo detentivo privo di formalizzazione dell’accusa.

E anche la speranza che queste secondo elezioni potessero essere considerate come una sorta di “esame di riparazione” per la Brexit potrebbe scontrarsi sul rinnovato desiderio di isolazionismo, con il terrorismo che avrebbe modificato anche le priorità dei britannici più eurofili.

Su tutto però aleggia lo spettro dell’ingovernabilità del Paese: secondo alcuni sondaggi il Parlamento potrebbe risultare nettamente diviso, fornendo un’opposizione forte quasi quanto la maggioranza, con conseguente crollo dei mercati, che vedono nell’instabilità politica il nuovo spauracchio dopo la Brexit.