Quasi quattro anni dopo Michelle Bachelet torna alla guida del Cile (CLICCA QUI PER SAPER TUTTO SUL PAESE SUDAMERICANO). La candidata di sinistra, 62 anni, capo dello stato dal 2006 al 2010, ha battuto al ballottaggio delle presidenziali la sfidante di destra, Evelyn Matthei. Bachelet ha vinto con il 62,16% dei voti contro il 37,30% della sua avversaria che ha ottenuto il risultato peggiore per il centrodestra degli ultimi vent’anni. Un risultato previsto che si è unito a un astensionismo preoccupante, che ha toccato il 59%: poco più di cinque milioni e mezzo di elettori si sono recati alle urne su un totale di 13 milioni e mezzo di aventi diritto al voto.

Il presidente uscente Sebastian Pinera, unico leader di centrodestra dopo la fine della dittatura militare, ha sottolineato che “non si può essere contenti” a causa dell’altissimo tasso di astensione, “perché più alta è la partecipazione e più appare sana, forte e vitale la nostra democrazia”. Ma la neopresidente, alla fine del suo mandato nel 2010, godeva di un indice di gradimento dell’84% e ora si appresta a governare con una coalizione più ampia che comprende anche il Partito comunista. Ora il suo programma si annuncia più radicale: Bachelet (foto by InfoPhoto) ha ribadito l’intenzione di portare avanti un programma di profonde riforme, che includa “una Costituzione che diventi quel patto sociale nuovo, moderno e rinnovato che il Cile chiede e di cui ha bisogno”.

Nel suo discorso la 62enne presidente ha ringraziato soprattutto i giovani “che hanno espresso con forza il loro desiderio di costruire un sistema educativo pubblico, gratuito e di alta qualità. Oggi ormai nessuno può dubitare che il lucro non può essere il motore dell’educazione, perché i sogni non sono un bene del mercato, sono un diritto di tutti. Le condizioni sociali e politiche ci sono e alla fine il momento è arrivato. Se sono qui è perché crediamo che un Cile per tutti sia necessario. Non sarà facile, ma quando mai è stato facile cambiare il mondo”. 

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