Le elezioni in Iran hanno sancito la fine del regno di Ahmadinejad, soprannominato da tutti “Il falco” per via della sua politica aggressiva e di paura nei confronti degli Stati Uniti e non solo. Nell’elezione del nuovo presidente, non è servito nemmeno il ballottaggio, evitato per un soffio. Il nuovo presidente, che vuole un avvicinamento agli Usa e affrontare la questione nucleare, è Hassan Rohani (foto sito La7).

Era iIl candidato moderato-riformista, l’unico dopo che l’altro candidato ammesso, Mohamamd Reza Aref, si è ritirato. Ha vinto al primo turno le elezioni presidenziali: “La vittoria dell’intelligenza, della moderazione e del progresso sull’estremismo”, ha detto Rohani in un messaggio letto alla televisione di Stato. Ha ottenuto il 50,68% dei voti. Alla notizia gli Stati Uniti hanno tirato un sospiro di sollievi, congratulandosi con Rohani capace di trionfare “nonostante la censura e l’intimidazione”. E la Casa Bianca spera in “scelte responsabili per un futuro migliore”.

Rohani, per 16 anni segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale, attualmente dirige il centro di ricerca strategica ed è membro del Consiglio del Discernimento e dell’Assemblea degli Esperti. E’ stato sostenuto da ‘Mosharekat‘ (Condivisione), dai Mojahedin della Rivoluzione Islamica, ‘Kargozaran’ e dal’Associazione del Clero Combattente. Lunghe code ai seggi per votare, segno che il paese aveva voglia di cambiare. Il candidato conservatore Mohammad Bagher Qalibaf, ha ottenuto il 16,56% dei voti. Al terzo posto il capo dei negoziatori per il nucleare Saeed Jalili (11,36%), poi il leader dei pasdaran Mohsen Rezaei (10,58%), il Consigliere per gli affari internazionali della Guida Suprema Ali-Akbar Velayati (6,18%) e l’indipendente Mohammad Gharazi (1,22%).