La resa dei conti interna al Pdl non ha tardato a manifestarsi. Nella mattinata dell’11 dicembre, durante la trasmissione “La telefonata” di Canale 5, Silvio Berlusconi (foto by InfoPhoto) ha annunciato che nelle candidature alle prossime elezioni il 50% verrà dal mondo dell’impresa e del lavoro, il 20% sarà formato dai migliori amministratori locali, il 10% da nuovi personaggi dal mondo culturare e il 10% dai parlamentari attuali. E’ partita la rivolta dei potenziali esclusi, quelli che rischiano di uscire dalla corte anche dopo aver giurato fedeltà al padrone. Alcuni interpretano queste parole anche come un segnale di vendetta da parte di Marcello Dell’Utri contro Angelino Alfano (i due si sono scambiati parole poco gentili: “senza palle”, “povero disgraziato”). La segreteria del partito e i capigruppo parlamentari sono stati sommersi dalle proteste dei “trombandi”.

Tale è stato il caos che è stata necessaria la diffusione di una nota correttiva, da parte del portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti: “Appare evidente che non sarà soltanto il 10% dei parlamentari uscenti del Popolo della libertà ad essere ricandidato. È bene chiarire che tutti quei deputati e senatori che provengono della trincea del lavoro, che hanno svolto o che stanno svolgendo un’attività lavorativa, e non hanno una provenienza solo politica, saranno ricompresi in quella quota del 50% dei provenienti dal mondo del lavoro suggerita stamane dal presidente Berlusconi”.

E ora molti curriculum sono in corso di revisione.