Pier Luigi Bersani ha parlato. Il suo è stato un discorso sobrio, pragmatico, realistico. Ciò che conta è risolvere i problemi dell’Italia. Niente alleanze prestabilite. Nella conferenza stampa odierna ha innanzitutto accennato ai motivi di questa vittoria dimezzata, questo “arrivare primi senza aver vinto”, come ha definito lui stesso il risultato elettorale.

Hanno pesato due elementi di fondo, non occasionali” – ha esordito il capo della coalizione di centrosinistra – “Il primo è quello della crisi, la più grave dalla guerra; indebolimento dei redditi, incertezza. Dall’altro una ricetta basata in modo stretto solo su austerità e rigore, il venir meno di un meccanismo acquisitivo che ha accompagnato lo sviluppo delle società europee. E questa campana suona anche per l’Europa. Noi abbiamo visto questo fenomeno; abbiamo cercato di introdurre dei cambiamenti, abbiamo cercato di reagire. Ma devo riconoscere che il problema ha nettamente sopravanzato le nostre ricette“.

E adesso? “Noi abbiamo la volontà di essere utili al Paese. Siamo una coalizione largamente maggioritaria alla Camera e maggioritaria al Senato. Il bicchiere va letto dai due lati. Noi non siamo il problema, noi siamo il punto di tenuta. Se non avessimo fatto ciò che abbiamo fatto, saremmo in una situazione ancora più complicata. Senza vincere, siamo arrivati primi. La prima mossa tocca a noi. Il Parlamento è largamente cambiato, nelle componenti politiche e nei protagonisti. Siamo davanti ad una situazione nuova“.

Quale strategia? “Noi ci prenderemo le nostre responsabilità. La prima è quella di essere portatori efficaci di una proposta di cambiamento, come e più di quanto promesso in campagna elettorale, perchè quello che abbiamo detto fin qui non basterà. La nostra disposizione non sarà quella di predisporre diplomazie. La nostra intenzione sarà proporre alcuni punti fondamentali di cambiamento, un programma essenziale da rivolgere al Parlamento: riforma delle istituzioni, a partire da una nuova legge elettorale, riforma della politica, moralità pubblica e privata, difesa dei ceti più esposti, impegno per una nuova politica europea del lavoro. Questa sarà la nostra possibile iniziativa“.

Bersani ribadisce: “No a discorsi a tavolino sulle alleanze. Vediamo quello che c’è da fare. Non ci sfugge la drammaticità del momento. Non ci sfuggono i rischi per il Paese. Ma questa responsabilità noi la consideriamo un sinonimo di cambiamento, quindi non ci si potrà chiedere di gestire per gestire. Per gestire bisogna cambiare“.

Il segretario del Pd ha così concluso: “Io mi rivolgo al Parlamento. Non accetto più di parlare per enigmi. Ciascuno si prenda le sue responsabilità“.

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