Parte seconda del Porcellum. Dopo il meccanismo per la Camera, ecco quello per il Senato. O qualcuno pensava che le regole fossero uguali?

Il Senato della Repubblica si riunisce a Palazzo Madama (foto by InfoPhoto) ed è composto da 315 componenti eletti. A questi si aggiungono i membri di diritto: gli ex presidenti della Repubblica (attualmente solo Carlo Azeglio Ciampi, a metà maggio si aggiungerà Giorgio Napolitano) e i senatori a vita nominati dal Capo dello Stato (Giulio Andreotti, Emilio Colombo e Mario Monti), cinque al massimo.

Le circoscrizioni per il Senato corrispondono alle regioni, tranne 6 senatori scelti nella circoscrizione Estero. I seggi sono ripartiti tra le regioni in proporzione alla popolazione registrata nell’ultimo censimento. La Valle d’Aosta elegge 1 senatore, il Molise 2, tutte le altre regioni almeno 7.

Anche al Senato c’è lo sbarramento. Ma in questo caso la soglia d’ingresso per la coalizione è del 20% su base regionale, e non nazionale; inoltre almeno una delle liste collegate deve aver superato il 3% dei voti validi nella regione. Per le liste non incluse nelle coalizioni, lo sbarramento è all’8% regionale. Superano il “taglio” anche le liste che hanno più dell’8% pur se comprese in una coalizione che non ha raggiunto il 20%.

Le liste che hanno superato lo sbarramento partecipano all’assegnazione dei seggi con criterio proporzionale, ma sempre su base regionale. Ed è regionale anche l’eventuale premio di maggioranza. Se nessuna coalizione o lista singola raggiunge il 55% dei seggi disponibili nella regione, tale quota viene assegnata alla coalizione o lista singola che ottiene il maggior numero di voti validi (sempre regionali). I seggi rimanenti vengono ripartiti tra le altre coalizioni o liste singole, proporzionalmente ai voti ottenuti. Allo stesso modo vengono distribuiti i seggi all’interno delle liste di ciascuna coalizione. Sono eletti i candidati che rientrano nel numero di seggi attribuito a ciascuna lista, secondo l’ordine in cui appaiono nell’elenco.

Ci sono alcune differenze. In Valle d’Aosta l’unico seggio viene attribuito alla persona che ottiene il maggior numero di voti. In Trentino Alto Adige, 6 senatori su 7 sono eletti con sistema maggioritario (vince chi prende più voti), l’altro con un complesso metodo proporzionale. In Molise non c’è il premio di maggioranza. Nella circoscrizione Estero si usa un proporzionale classico con preferenze.

Gli effetti politici di questo delirio sono notevoli. Alla Camera sono premiati i partiti che godono di un seguito più o meno uniforme nell’intera nazione. Al Senato invece conta molto di più il radicamento nella regione. L’elevato sbarramento regionale costringe liste meno popolari a coalizzarsi comunque. Soprattutto, il premio di maggioranza regionale assegna alle regioni più popolose un’importanza ancora più elevata di quanto non indichino le loro dimensioni. La Lombardia da sola mette in palio 49 seggi; la seconda regione, la Campania, ne assegna 29. Quindi una coalizione che riesce a vincere nelle regioni “giuste”, anche se non è la favorita, può essere in grado di controllare il Senato.

E il governo ha bisogno della maggioranza dei voti in entrambe le camere. Fantastica legge elettorale, non è vero?

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