Le schede elettorali, queste sconosciute. Analizziamone i dettagli.

La scheda per la Camera dei deputati è di colore rosa. Quella per il Senato è gialla. Per entrambe le camere il voto si esprime tracciando un segno o una “X” sul simbolo della lista prescelta. Le liste che fanno parte di una coalizione, cioè che esprimono tutte lo stesso leader (il “capo della coalizione”, che non corrisponde necessariamente a chi aspira a diventare presidente del Consiglio, scelta che spetta solo al presidente della Repubblica), sono racchiuse in un unico riquadro.

Non esiste più il voto di preferenza. Non è quindi possibile scegliere il nome di un candidato a deputato o senatore. Le liste sono infatti “bloccate”: i nomi dei candidati sono elencati secondo un ordine prestabilito. Inoltre, l’elenco dei nomi non è ovviamente stampato sulla scheda (foto ministero dell’Interno, CC 2.5); è consultabile sul manifesto elettorale affisso fuori dal seggio.

Fanno eccezione Valle d’Aosta (solo per la Camera) e Trentino Alto Adige (per Camera e Senato). In queste due regioni, dove è diverso il sistema di elezione, accanto al simbolo della lista si può anche indicare il nome del candidato.

Diversi simboli elettorali si somigliano parecchio tra loro; spesso ciò è intenzionale, perché l’obiettivo di molte liste discutibili, da sempre, è strappare un voto con l’inganno, confondendo l’elettore meno informato. Per essere certi di dare il voto a chi effettivamente si è deciso di darlo, in caso di dubbi, prima di entrare è consigliabile dare un’occhiata al manifesto affisso fuori dal seggio, e controllare bene simboli delle liste e nomi dei candidati.

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