Quanto sono impegnati i partiti politici nei confronti dell’innovazione? Quale e quanto spazio è stato ritagliato nei loro programmi elettorali per rimediare al grave ritardo tecnologico italiano, una pesantissima palla al piede che frena la nostra società ad ogni livello? E per i giovani?

Yahoo Italia e Wired Italia hanno cercato una risposta, invitando rappresentanti delle maggiori forze politiche a discutere e spiegare ai cittadini ed elettori le intenzioni dei loro schieramenti in merito alla questione. Il dibattito, tenuto ieri a Milano, al Chiostro di San Barnaba, è stato moderato dal direttore di Wired, Carlo Antonelli, e introdotto dall’amministratore delegato di Yahoo Italia, Lorenzo Montagna. Gli invitati erano (da sinistra nella foto, seduti sulle poltrone) Antonio Palmieri (Pdl), Renato Cifarelli (Fare per disfare il declino), Francesco Sacco (Scelta civica), Marco Meloni (Pd) e Giovanni Favia (Rivoluzione civile). Tutti loro hanno esperienze in materia, derivanti dall’attività professionale o politica.

Allora, cosa si deve fare? Palmieri insiste su un punto in particolare: “Non bisogna ricominciare sempre tutto da capo, disfare ogni volta quello che si è fatto in precedenza. La prima cosa da fare per avviare il Paese verso un’innovazione concreta è emanare i decreti attuativi della legge sulla Crescita”. Per Cifarelli: “La banda larga è necessaria, perché sia possibile riprogettare le procedure della pubblica amministrazione e cambiarne completamente il modo di lavorare. Per poterlo fare servono investimenti, e un incentivo statale è necessario”.

Sacco: “Dobbiamo rifare i processi fondamentali della nazione. Abbiamo bisogno di efficienza e trasparenza. In particolare, va creato un sistema di appalti on line. Inoltre dovremo istituire anche da noi un Freedom of information act (legge che nei paesi anglosassoni impone alle pubbliche amministrazioni di fornire qualsiasi documento o dato non coperto da segreto, sulla base di semplice richiesta, ndr). Noi abbiamo uno Stato stratificato che non funziona. Si creano forti disincentivi a causa di procedure burocratiche complesse e inutili. Tutto deve diventare più semplice”.

Meloni: “Si deve capire che il digitale è il paradigma che definisce l’economia. Serve una base d’investimento pubblico per la banda larga. Costringere le pubbliche amministrazioni a trasmettere tutto ciò che si può trasmettere. Disincentivare l’uso della carta: ad esempio, se tutte le pubbliche amministrazioni usassero procedure digitali per gli acquisti, si risparmierebbero sette miliardi all’anno”.

Favia: “La prima innovazione da fare è innovare la cultura politica e diminuire gli stipendi dei politici. E bisogna recuperare i soldi dove ci sono. Vogliamo tagliare di dieci miliardi le spese militari e destinare queste risorse alle infrastrutture della banda larga. L’innovazione è anche rivalutare il patrimonio turistico e paesaggistico. Dobbiamo dire stop al cemento e sì alle rinnovabili; usare incentivi per autoproduzione dell’energia, non grandi parchi eolici o solari”.