Ma quanto sono realmente considerati i giovani nei programmi elettorali? Quali inziative concrete per le start-up, le aziende appena nate? Il convegno organizzato da Yahoo Italia e Wired Italia ha messo a fuoco il nodo centrale della questione: molto è ancora da fare, quasi tutto. Il dibattito di ieri a Milano, moderato dal direttore di Wired, Carlo Antonelli (nella foto), aveva al centro l’innovazione, che dovrebbe essere il cuore di un sistema economico. Queste sono le posizioni degli ospiti, esponenti dei principali schieramenti politici.

Antonio Palmieri (Pdl): “Serve un sistema di start-up come quello israeliano (in cui è molto facile l’accesso al credito per i giovani imprenditori, se hanno buone idee, ndr). E le banche devono tornare a fare le banche, quindi fornire credito alle imprese e tornare a separare la gestione finanziaria”.

Renato Cifarelli (Fare per disfare il declino): “Va tolta l’Irap. E non si devono più versare anticipi di tassazione nei primi anni di attività. Va cambiata anche la tassazione sul venture capital. E’ necessario anche inserire più giovani nella pubblica amministrazione, al posto dei dinosauri che non concepiscono le nuove tecnologie”.

Francesco Sacco (Scelta civica): “Il problema principale per le start-up è l’eccesso di burocrazia, oltre alla non certezza del diritto, fondamentale per il recupero dei crediti. Si devono incentivare le pubbliche amministrazioni che coinvolgono start-up innovative nei loro progetti. Modificare il contratto di servizio con la Rai per dare spazio e visibilità ai progetti innovativi. Semplificare il mercato del lavoro, dando più garanzie ai giovani”.

Marco Meloni (Pd): “Dobbiamo diminuire le tasse su lavoro e le imprese. Inoltre i giovani oggi non sono liberi di scegliere gli studi: va migliorato il sistema di contributi agli studenti più meritevoli. Serve un piano straordinario per il diritto allo studio”.

Giovanni Favia (Rivoluzione civile): “Va risolto il problema dell’accesso al credito. Oggi le banche hanno troppo potere. E diffido anche dei fondi pubblici. Andrebbe privilegiato il sistema dei fondi di garanzia, con i quali le imprese potrebbero chiedere buone condizioni alle banche”.