Presidente del partito o candidato presidente del Consiglio? La scritta che compare sul simbolo del Pdl presentato al Viminale per le prossime elezioni politiche rischia di far traballare il rinnovato accordo tra il partito del Cavaliere e la Lega. Diverse, infatti, le interpretazioni sulla scritta “Berlusconi presidente” che compare sul logo.  Se la dicitura sembra lasciar intendere che sarà proprio lui a guidare il Paese in caso di vittoria della coalizione di centrodestra, così non è per gli alleati del Carroccio. “Lui è il presidente del Pdl. Non temo che ciò possa ingenerare equivoci” ha sottolineato Roberto Maroni, ribadendo che ancora non c’è un candidato premier comune per il loro partito.

Per quanto si cerchi di calmare le acque, però, è evidente l’ambiguità del simbolo, che rischia di portare a ulteriori scontri un soggetto politico che negli ultimi tempi non ha avuto vita facile. Ironie degli avversari a parte, la spiegazione più chiara la dà l’ex ministro Giorgia Meloni. “Berlusconi è il presidente del Pdl e lo ha scritto nel simbolo – ha spiegato -. Ma sarà il partito più votato del centrodestra a indicare il premier”. Dunque, a meno che non ci siano clamorose novità, il Pdl. E chi candiderebbe il partito di Berlusconi se non lo stesso Berlusconi, suo fondatore e anima?

Il Cavaliere, al momento, si tiene alla larga da ogni polemica e continua il suo tour televisivo per annunciare il suo ritorno alla guida di una coalizione composta da ben otto partiti: Pdl e Lega, Grande Sud, Mpa, Pensionati, Intesa popolare, Moderati italiani rivoluzionari, La Destra di Storace e Fratelli d’Italia di Crosetto, La Russa e Meloni. Ora la vera sfida è chiudere la partita delle candidature, che dovranno essere decise nelle prossime ore.  Sulla graticola i parlamentari uscenti del Pdl (tra cui anche alcuni indagati), la cui ricandidatura è al centro della discussione. Più facile la mappatura delle poltrone alla Camera, mentre per il Senato è ancora tutto da decidere.