Gli scenari per la formazione del nuovo governo sono diversi e maledettamente complicati. Questi sono i punti fermi da cui non si potrà prescindere:

1) il Centrosinistra, quindi Pier Luigi Bersani (foto by InfoPhoto), ha una larghissima maggioranza alla Camera, ma non ne ha una al Senato;

2) il rovescio della medaglia è che nessuna forza politica è in grado di formare una maggioranza senza il Centrosinistra;

3) ne consegue che il Centrosinistra dovrà obbligatoriamente cercare l’appoggio di qualcun altro, indipendentemente dal fatto che entri o meno nel proprio governo;

4) questo qualcun altro può essere solo il Centrodestra o il Movimento 5 Stelle; i seggi presi dalla lista Monti sono insufficienti a raggiungere una maggioranza al Senato, quindi diventano irrilevanti.

Percorriamo gli scenari possibili, ricordando che spetta solo al presidente della Repubblica nominare il presidente del Consiglio, ma il Governo deve ottenere la fiducia in entrambe le camere.

1) Bersani si accorda con Silvio Berlusconi e fa il cosiddetto “governissimo” (cioè un governo che comprende anche ministri del Centrodestra). In questo caso la maggioranza sarebbe schiacciante e la gestione comune. Ma da un punto di vista politico sembra un’ipotesi poco probabile: i rappresentanti di entrambi gli schieramenti lo hanno escluso, perché difficilmente giustificabile di fronte ai rispettivi elettori. Mai dire mai, tuttavia.

2) Bersani forma il governo da solo ma ottiene un parziale accordo con Berlusconi, in cui ottiene il voto di fiducia dal Centrodestra e l’appoggio su una lista concordata di provvedimenti legislativi. Difficile ma, dati i tempi, non è da escludere.

3) Bersani forma un governo con Beppe Grillo: maggioranza ampia, ma il comico genovese sembra escludere tale ipotesi, per ora;

4) Bersani forma un governo da solo ma con l’appoggio esterno di Grillo. Gli ambienti del Centrosinistra stanno spingendo verso questa ipotesi, Ma Grillo ha dichiarato che non voterà mai la fiducia ad alcun governo.

5) Bersani presenta al Parlamento una lista ridotta di provvedimenti e riforme essenziali da approvare per non mandare il Paese a picco, e chiede chi ci sta; in quel caso si tornerebbe al voto entro un anno, ma probabilmente con un sistema diverso e condizioni auspicabilmente più serene.

6) Bersani non trova accordi e si arrende. Napolitano non trova alternative e si torna a votare subito (con il nuovo presidente della Repubblica, perché Napolitano non può più sciogliere le camere). Per l’Italia sarebbe la catastrofe.

7) Bersani getta la spugna e Napolitano s’inventa qualcosa di anomalo per riuscire almeno a far approvare le riforme più urgenti. Ci ritroveremmo nuovamente in una situazione come quella di Monti, anche se con persone diverse: tra l’incudine e il martello, in una padella appoggiata sulla brace.

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