Le tentazioni di un voto disgiunto mettono alla prova Mario Monti (foto by InfoPhoto) in Lombardia, dove probabilmente si decideranno anche gli equilibri del prossimo Parlamento. Ma mentre scende in campo il tema del “voto utile”, l’ultima fase della campagna elettorale si fa sempre più aspra tra i candidati premier.

Il leader di Scelta Civica ha attaccato i due poli avversari definendo Silvio Berlusconi ”un grandioso mago che fa promesse e compra i voti coi soldi degli italiani” aggiungendo: “E’ verissimo che in Europa temono il suo ritorno perché ne hanno avuto abbastanza di un’Italia che rischia, con la fragilità politica, l’incapacità di decidere e la indisciplina finanziaria, di mettere ancora a rischio se stessa, l’Eurozona e l’Europa”.

La replica del Cav è arrivata in serata: “Da Monti parole indecenti – ha detto ospite a ‘In Onda’ -. E’ la più grande delusione della mia vita, peggio di Fini e Casini. Non conosce la realtà economica e ha fatto degli errori incredibili. Dicendo che l’Europa teme il mio ritorno ha detto una ‘grande cazz..a’. Secondo Berlusconi, inoltre, “i mercati vanno per la loro strada, non gliene importa niente di quello che succede al governo: del resto il governo salvifico di Monti ha pagato gli stessi interessi sul debito che avevamo pagato noi, anzi lo 0,20% in più”.

Monti ha poi rilanciato la sua sfida di un confronto televisivo con Berlusconi e Bersani. E proprio il segretario del Pd finisce sotto accusa dopo aver definito una ‘vittoria di Pirro’ il risultato ottenuto dall’Italia in Ue sul bilancio. “E’ un po’ infantile parlare di vittoria di Pirro perché è chiaro che ognuno ha interesse a rivendicare una vittoria nel proprio Paese”.

Il Professore insiste infine sul suo profilo di riformista e di serietà e al Pd rimprovera l’impossibilità di governare in maniera innovativa con un partito “conservatore” come Sel di Nichi Vendola, specie nel campo delle riforme del mercato del lavoro: “Non sento nessuna affinità per una sinistra che abbia una coalizione che includa questi elementi che credo non siano a favore degli interessi dei lavoratori. Le sue rigidità condannano i giovani o alla disoccupazione o all’emigrazione”.

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