Mario Monti, ospite di Radio Anch’Io su Rai Radio1, non ha dubbi: “Il governo non ha responsabilità nella vicenda della Montepaschi di Siena, se non quella di assicurare che tutto il sistema funzioni. E basta con le commistioni tra banche e politica. I risparmiatori italiani, messi a dura prova nei loro nervi, sappiano che questo discorso riguardante le banche è oggetto di corride o palii nei discorsi politici”.

Intervistato (foto by InfoPhoto) dal direttore del Giornale Radio Rai e di Radio Uno, Antonio Preziosi, e dai direttori dell’agenzia Ansa, Luigi Contu, e quello dell’Agi Roberto Iadicicco, Monti prosegue nel discorso legato al Monte dei Paschi di Siena: “Le banche italiane, in tutta questa crisi, sono state tra le più solide. E se si parla oggi di Mps è solo di Mps che si discute, le altre stanno tutte bene”.

Ma il Governo sapeva di Mps? “La responsabilità è di chi ha generato questa situazione – prosegue Monti – verrà identificata dalle autorità di vigilanza, alias la Banca dItalia. Va fatta chiarezza, incluso ove necessario indagini di carattere penale. Se il Pd c’entra in questa vicenda? C’entra, ha sempre avuto molta influenza sia sulla fondazione della banca, sia sulla sua vita politico-culturale. Io non sono qui per attaccare Bersani ma per attaccare molto decisamente il fenomeno storico della commistione tra banca e politica, che va sradicato. Poi lascio ai partiti puntare il dito gli uni contro gli altri”.

In molti hanno pensato che il gettito dell’Imu, valutato in circa quattro miliardi, andrà proprio a coprire il “buco” della Monte dei Paschi: “Questi episodi vanno trattati con massima chiarezza e trasparenza – si difende Monti – quello previsto per Mps è un prestito, per ora non un euro è stato sborsato. E non si tratterebbe di 4 miliardi ma solo di due, perché per gli altri si tratta di rimborsi di vecchi bonds. Il gettito Imu va dai contribuenti allo stato, al settore pubblico. Ci vanno e ci restano”.

Ma è vero che guru di Obama le ha detto che deve essere più cattivo? “Mi ha detto varie cose. In certe circostanze sì, anche di essere più cattivo di quanto sarebbe la mia natura. E’ un ruolo che preferisco contenere allo stretto indispensabile, preferisco spiegare anziché asserire in modo pungente e capire le ragioni degli interlocutori”.

Poi apre ad un’eventuale collaborazione con il Pdl e chiude al Pd: “Non ho nessuna intenzione di fare nessun accordo con partiti che non abbiano un forte orientamento riformista. Dipenderà da quali politiche l’onorevole Bersani riterrà di mettere in campo. Se sono quelle che con piena legittimità vengono espresse dalle componenti di sinistra più massimaliste non ci sarà possibilità di un lavoro comune. Il Pdl, dal quale sono arrivati molti elettori insoddisfatti, magari non sarà sempre guidato dall’onorevole Berlusconi. Di lì sono arrivati alcuni singoli a raggiungere le nostre liste che hanno voglia di fare riforme, si potrebbe benissimo immaginare una collaborazione quella parte politica”.