Per sapere cosa pensano gli italiani delle prossime elezioni, ormai imminenti, basta andare al bar. Tra un cappuccino e una brioche, il popolo si confronta.

Politica spicciola, senza perdersi nei massimi sistemi, opinioni che danno il polso della famosa e temuta base. Un esercito di liberi professionisti, impiegati, casalinghe, operai e precari, che raramente vediamo in manifestazione a protestare per qualcosa, in piazza a questo o quel comizio ma che leggono i giornali, magari uno sguardo veloce ai titoli online, e ascoltano i telegiornali. Sono loro gli irriducibili da convincere, con la corsa all’ultimo appello, all’ultima promessa per accapparrarsi quel voto in più che farà la differenza.

Nel clima di sfiducia generale, la spunta Beppe Grillo, più che il suo Movimento 5 Stelle. Due sciure della Milano bene, mentre sorseggiano un té si rassicurano a vicenda. “Se ce la fa dura poco”, “però ha promesso che taglierà i soldi ai politici e agli armamenti”, “almeno quello glielo lasceranno fare”, “se non ci bombardano prima”.

Spera in Grillo anche chi è convinto che “tutti i politici sono dei ladri”, forti dei continui scandali finanziari. “Figurati se il Pd non sapeva niente del Monte dei Paschi”, “sono tutti d’accordo”, “perché non vanno a prendere i grandi evasori? Tanto sanno benissimo chi sono”, “ma quelli hanno stormi di avvocati e tirano in lungo fino al prossimo condono”, “certo, così vanno a prendere quelli piccoli, che pagano e stanno zitti”. “La cosa allucinante è che hanno accesso a tutti i nostri conti, possono vedere ogni movimento che facciamo, evviva la privacy”, “prima o poi ci metteranno le mani a nostra insaputa”, “se non l’hanno già fatto”.

La rassegnazione serpeggia tra coloro che hanno deciso di votare, ancora una volta, il meno peggio, sperando “che almeno faccia qualcosa per il lavoro, perché qui stiamo affondando”. “La gente non ha più soldi, altro che saldi”. “Finiremo come la Grecia, anche peggio”.

Per centrodestra e centrosinistra il giudizio è quasi unanime, “sono tutti dei magnaccioni, non ce n’è uno pulito”; Monti “mi fa davvero paura, è un massone”; Casini non lo prendono, nemmeno, in consiedrazione; i leghisti delusi tacciono.

Nell’Italia incerta e disillusa, “tanto non cambierà niente”, “quelli pensano solo al cadreghino”, ci si consola con un bicchiere di vino e una tartina. “Finché ce n’e'”. Al bar.