Bersani contro Monti, Berlusconi contro entrambi. E poi Maroni contro Berlusconi e Tremonti contro Monti. Oltre alle allitterazioni del caso, la politica italiana offre un quadro di caos inquietante. Dopo l’intesa raggiunta per la corsa assieme alle prossime elezioni 2013 tra Lega e Pdl, scoppia la grana del candidato premier. Roberto Maroni candida l’ex ministro Giulio Tremonti, Silvio Berlusconi innalza al cielo il nome di Angelino Alfano. Su una cosa, però, vanno d’amore e d’accordo: il signor Mediaset non sarà Premier: “Berlusconi guida la coalizione ma non sarà premier; chi sarà? Si deciderà congiuntamente dopo il voto”. La replica del Cavaliere tarpa però le ali di Tremonti: “Gli manca la capacità di mettere insieme un gruppo. Però è una persona molto intelligente, come ministro non c’è nessuno meglio di lui tranne il sottoscritto”. Pronta la replica anche del diretto interessato, che dai microfoni di La7 afferma: “Io manderei Berlusconi alle attività produttive così dimostra la sua capacità effettiva di imprenditore. Farebbe molto bene il ministro dello Sviluppo, non dell’Economia”.

Dunque, tanto fumo e poco arrosto per il momento. Oppure tanto rumore per nulla, fate voi: “Io ho già indicato il mio successore e penso sarà ancora lui: Angelino Alfano – dice il Cavaliere, che alla domanda se avesse chiesto a Monti di fare il ministro dell’Economia del suo governo, risponde – era nel periodo precedente le nostre dimissioni quando credevo Monti fosse un altro Monti. Passera premier del centrodestra? No, posso escluderlo nella maniera più decisa”.

Poi le tante promesse, canoniche della campagna elettorale: “L’obiettivo sarà invertire totalmente la rotta da una politica economica recessiva di rigore e austerità a una di crescita ed espansione”; e poi “i prossimi parlamentari dovranno votare una legge che dimezzi i loro stipendi”. Prosegue con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, coppie di fatto, anche omosessuali e annuncia di andare ospite anche da Michele Santoro.

Infine non poteva mancare anche il parere di Pier Luigi Bersani, che sul nuovo accordo tra Pdl e Lega sentenzia: “Sono sempre stati assieme, è un revival abbastanza scontato e anche un po’ inquietante. E’ tutta retorica, non può più succedere che Berlusconi sia presidente del Consiglio. E nemmeno che Berlusconi e la Lega possano governare questo Paese”.