Comincia a diradarsi il fumo sulla campagna elettorale per la Lombardia, anche se l’orizzonte non è ancora del tutto chiaro. Nella giornata dell’8 novembre due personaggi di grosso calibro hanno annunciato la propria candidatura a governare la Regione.

Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano per il centrodestra prima della parentesi Moratti e attuale parlamentare europeo, ha dichiarato che correrà per lo schieramento moderato di centrodestra. Ma non si chiamerà Pdl. Come ha dichiarato a TgCom24: “Non è una candidatura che nasce all’interno del Pdl. Ho ancora la tessera ma non frequento il partito”. Ha poi aggiunto che non parteciperà ad eventuali primarie, perché “La candidatura nasce dal collegamento con movimenti legati al territorio come quello di Giannino e Montezemolo. Il tentativo in Lombardia è quello di unire il Ppe per offrire alla Regione un governo credibile fatto di persone credibili. Se io fossi il candidato del Pdl non potrei tenere insieme le altre componenti ispirate al cosiddetto centro”.

Anche il centrosinistra si prepara a raccogliersi intorno ad un candidato di spicco, al punto da unire tutte le sue componenti (Sel, Idv e Pd) e rinunciare alle primarie, almeno per il momento. E’ diventata dunque ufficiale la candidatura di Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, l’avvocato liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona, fatto assassinare nel 1979 proprio da Sindona, che per questo reato fu condannato all’ergastolo. Avvocato penalista, ha scritto un libro intitolato “Qualunque cosa succeda”, sulle vicende di suo padre. Non è però ancora del tutto chiaro chi lo appoggerà. Scrive in un comunicato: “Renderò noto a breve l’ampio e qualificato elenco di coloro che mi hanno sollecitato con spirito civile a dichiarare disponibilità a candidarmi alla presidenza della Regione Lombardia per consentire un cambiamento vitale per le condizioni democratiche di questa istituzione”.

Il terzo incomodo è la Lega Nord. Bobo Maroni sembra essere stato definitivamente accantonato dai suoi ex compagni di viaggio. “Non ho paura di nulla. Nemmeno di correre da soli. Per me, federalista convinto, l’ ipotesi di governare la mia regione è la prospettiva più interessante. Non la considererei per nulla una deminutio rispetto a stare a Roma”.

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