A poco più di due mesi dalle elezioni regionali in Veneto, la Lega Nord rischia di autoinfliggersi il più clamoroso degli harakiri politici: una secessione. Non “la” secessione, attenzione; nulla a che fare con la chimera di trasformare la pseudonazione della Padania in uno stato autonomo, ma una semplice secessione da se stessi, o uno scisma, per usare un vocabolario cristiano. Mentre il segretario Matteo Salvini sta provando ad allargare i confini naturali dell’elettorato leghista presso i lidi inesplorati del Mezzogiorno, sull’onda del risentimento anti-euro e anti-clandestini, ecco che a franargli sotto i piedi è proprio il terreno amico, quello del Veneto, dove a far la guerra a Luca Zaia, governatore uscente e candidato unico per le prossime elezioni, è Flavio Tosi, sindaco leghista di Verona, che addirittura, in un’intervista alla Stampa, è arrivato  a ventilare una propria candidatura autonoma contro Zaia.

Ipotizzare di candidarsi contro Zaia non mi sembra un’idea utile in questo momento, chi lo fa sta dicendo una sciocchezza. Se ci sono problemi personali li si risolvono nelle sedi opportune e poi si va a vincere insieme“, il duro commento del segretario Salvini a Radio Padania. Sulla stessa linea d’onda anche Roberto Maroni, governatore della Lombardia: ”Sarebbe una iattura, Tosi è un mio amico e lo stimo, ma lui e Zaia devono trovare un accordo o rischiamo di perdere il Veneto“.  Ma il guaio è che Tosi non ci sta a prendere ordini dai lombardi. La frattura è tutta lì, tra il gruppo dirigenziale milanese e la Liga Veneta che reclama quell’autonomia di scelta prevista dallo statuto, anche e soprattutto per ciò che riguarda le decisioni in merito a lista e alleanze per le elezioni regionali. Tosi ha perfino messo in dubbio la sua presenza alla manifestazione di Roma di sabato prossimo.

Tra gli spettatori interessati alla guerriglia verde, naturalmente, ci sono Forza Italia e NCD, al governo della Regione con la Lega e in ballo con la stesura delle prossime alleanze. A giudicare dalle prime dichiarazioni degli alfaniani in particolare, il duello rappresenta una brutta grana soprattutto per Salvini e le sue ambizioni di guidare la coalizione del centrodestra “quando non riesce a tenere unito il suo partito“, come ha sottolineato maliziosamente lo stesso ministro degli Interni. Ed ecco un buon motivo per cui Salvini difficilmente potrà accettare compromessi: o Tosi fa marcia indietro e sotterra l’ascia di guerra, oppure sarà scissione. O secessione.