Le elezioni politiche spagnole mettono la parola fine al bipartitismo che aveva caratterizzato la Spagna del dopo Franco. Lo scrutinio è quasi concluso ed il Partido Popular è primo con quasi il 29% dei consensi, seguito dal Psoe con il 22% dei voti, tallonato da vicino da Podemos che supera il 20% dei suffragi, mentre arriva quarta Ciudadanos – resta sotto il 14% dei voti mentre fino a inizio dicembre insediava i socialisti.

I popolari dovrebbero quindi conquistare al Congreso de los Diputados 121/122 seggi, con una perdita netta di 64/65 seggi rispetto a quattro anni fa. Allo Psoe vanno 91/92 deputati (-18/19 seggi), a Podemos 69 ed ai centristi di Ciudadanos 40. Nove e otto seggi andranno rispettivamente ai due partiti nazionalisti catalani, Erc e Dl, mentre 6 ne ottengono i nazionalisti baschi del Pnv. Unità popolare viene ormai quasi cancellata da Podemos, perché passa da 11 a 2 seggi soltanto.

Nessun partito ha i numeri per governare da solo. Ed il partito popolare non arriva ad avere la maggioranza nemmeno alleandosi con Ciudadanos. Lo scrittore spagnolo Javier Cercas prima del voto ha immaginato come “probabile un governo di minoranza del Pp, con appoggi puntuali. Ne abbiamo avuti molti, non sarà una situazione eccezionale“. Un’alternativa potrebbe essere rappresentata da una replica della grosse koalition tedesca con un governo con dentro sia il partito popolare che i socialisti, con premier Mariano Rajoy Brey e un vice designato dal Psoe).