Saranno oltre 36 milioni gli spagnoli che dalle 9 di questa mattina sono chiamati alle urne per esprimere le loro preferenze alle elezioni legislative. Saranno i cittadini della Spagna a scegliere i 350 deputati e i 208 senatori delle Cortes, in un voto che stando ai sondaggi segnerà la fine degli esecutivi monocolori, l’alternanza tra socialisti e popolari che si si sono spartiti il potere dalla fine del franchismo nel 1975.

Qualcuno le avrebbe addirittura ribattezzate elezioni “all’italiana” perché, per la prima volta dopo la morte di Francisco Franco avvenuta 40 anni fa, chiunque vincerà sarà probabilmente costretto a fare una coalizione. Dopo un lungo periodo di alternanza al potere di socialisti e popolari, la Spagna si prepara alle elezioni politiche in un clima di incertezza, e il rischio di ingovernabilità, come dicono i sondaggi, è dietro l’angolo.

Per la prima volta sono in lizza per la Moncloa, sede della presidenza del governo, 4 partiti: oltre ai tradizionali Pp e Psoe anche i due movimenti anti-casta Podemos e Ciudadanos. Il premier uscente, il popolare Mariano Rajoy, è il favorito senza maggioranza assoluta: i sondaggi lo danno tra il 26% e il 28%. Dopo di lui si posiziona il socialista Pedro Sanchez, ma sembra ormai certo che nessuno dei due partiti tradizionali arriverà alla maggioranza necessaria per formare un governo. Popolari e socialisti dovranno quindi fare i conti con Alberto Rivera, dei liberali-centristi di Ciudadanos, e Pablo Iglesias (Podemos) in uno scenario di coalizioni che è difficile da immaginare. Le urne resteranno aperte fino alle 20.