Chiuse le urne in Spagna dove, secondo gli exit poll – diramati dalla tv pubblica Tve e dal network Rtve – il Pp sarebbe il primo partito (con il 28,5%), secondo Podemos (con il 25,6%) che, di fatto, ha superato i socialisti. Questi, al terzo posto, avrebbero ottenuto il 22%. Dati alla mano, i seggi conquistati – su 350 – sarebbero circa 117 per il partito del premier uscente Mariano Rajoy mentre per i Podemos oscillerebbero da 91 a 95; soltanto 81 per il Psoe. Alla quarta posizione arrivano i liberali di Ciudadanos con l’11,8% e con un numero di seggi tra 26 e 30.

Elezioni in Spagna, rischio ingovernabilità

Stando così le cose, incombe il pericolo dell’ingovernabilità in Spagna. Intanto Bruxelles teme l’effetto domino dell’uscita della Gran Bretagna dall’Ue: qualora venisse cavalcato il malcontento anche in Spagna, si rischierebbe un Brexit anche in Spagna. Il partito del premier uscente rimane il favorito anche se da tempo non gode più della maggioranza assoluta; il Partito Socialista, invece, prima considerata la seconda forza politica della Spagna, adesso rischia di diventare fanalino di coda.

Elezioni in Spagna, quattro candidati a Premier

Per ottenere la maggioranza assoluta al Congresso dei deputati occorrono 176 seggi (in totale sono 350) che, allo stato attuale, secondo gli exit pool diramati dalla tv pubblica, non avrebbe ottenuto nessun partito, nemmeno quello del premier uscente. Quattro i candidati a Premier in questa tornata elettorale: per il Pp Mariano Rajoy, per il Psoe il segretario Pedro Sanchez, per Podemos il leader Pablo Iglesias e per il partito centrista Ciudadanos Albert Rivera Diaz.

Elezioni in Spagna, adesso cosa succede?

E’ ancora presto per gridare vittoria o per tracciare bilanci ma sembra chiaro che gli spagnoli abbiano penalizzato i socialisti confermando – in punta di piedi – la leadership del premier uscente che, a questo punto, se i numeri dovessero essere questi, sarà costretto a creare nuove alleanze, a stringere nuove sinergie per governare un Paese come la Spagna.