Elezioni UK: tra Tories e Labour, nella Gran Bretagna divisa dalle elezioni che si svolgeranno il prossimo giovedì, a vincere potrebbe essere invece il partito dell’indecisione.

Ad affermarlo sono le prime rilevazioni, che affermano che gli elettori che ancora non hanno ben chiare le idee arrivano fino all’impressionante cifra del 40%. Si tratta di una novità, probabilmente ben poco incoraggiante, per un Paese come il Regno Unito in cui a prevalere è sempre stato un bipartitismo piuttosto ferreo.

Sarà difficile vedere una maggioranza assoluta al Parlamento britannico, dato che secondo i sondaggi più recenti il primo ministro uscente David Cameron e i suoi Conservatori (autori di una discussa riforma delle pensioni) potrebbero arrivare all’incirca al 35% delle preferenze; staccati di poco i Laburisti di Ed Milliband, fermi al 30%.

Cifre, come si può ben intuire, con cui sarà difficile impostare un governo, rendendosi quindi necessaria una coalizione. L’ipotesi è poco gradita ad entrambi i partiti maggiori: per i Conservatori si tratterebbe di continuare a collaborare con l’attuale Vice Primo ministro Nick Clegg, leader del Liberal Democratici, che si è proposto come un’alternativa moderata ai due schieramenti più accreditati.

Ma a preoccupare pare essere sopratutto il sempre più deciso SNP, lo Scottish National Party, il partito indipendentista scozzese, che se dovessero ottenere numeri elevati potrebbero richiedere a gran voce un nuovo referendum per staccare Edinburgo dal “giogo” di Londra.

Rumoroso e mediaticamente influente, ma poco incisivo in termini numerici, anche il partito di Nigel Farage, l’U.K. Independence Party, che probabilmente si porterà a casa poco più di una manciata di seggi. Da non sottovalutare anche il Democratic Unionist Party dell’Irlanda del Nord.

Secondo un ultimo sondaggio della BBC i Conservatori alla fine dovrebbero sedere su 276 seggi contro i 267 dei Laburisti, ma molti bookmaker si aspettano che sia proprio il leader dell’opposizione Ed Miliband a scalzare Cameron dal posto di Primo ministro. 40% di indecisi permettendo.