Dopo la discesa in campo di Marco Rubio è ormai diventata una corsa a tre quella dei repubblicani contro Hillary Clinton, la senatrice democratica che qualche giorno fa ha annunciato la propria candidatura alle elezioni USA per la Presidenza.

Il senatore della Florida è in buona compagnia, dato che dovrà vedersela con l’ex governatore dello Stato e anche ex mentore, Jeb Bush, nonché con il governatore del Wisconsin Scott Walker.

Rubio, figlio di due immigrati cubani, ha deciso di lanciare la propria campagna elettorale presso la Freedom Tower, luogo simbolo dell’emigrazione proveniente proprio da Cuba, come una volta era stata l’Ellis Island di New York. Ed è inevitabile pensare che la retorica di Rubio picchierà forte sull’eccezionalità della sua storia, come già avvenuto due mandati fa con Barack Obama, che ha sottolineato a lungo le proprie origini atipiche ma al contempo del tutto omogenee al melting pot americano.

Rivolgendosi in primo luogo alla nutrita comunità ispanica negli USA, forte dei suoi 43 anni, Rubio, che ha fama di essere l’alternativa moderata in seno al partito repubblicano, promette di rappresentare il futuro della nazione. Il passato inevitabilmente è non soltanto Hillary Clinton, ma anche il rivale Jeb Bush, entrambi facenti parte di famiglie che già hanno governato il Paese: “Per la prima volta da molto tempo il partito repubblicano potrà presentarsi in queste elezioni come il partito del futuro.

Quasi scontato sottolineare che, nel caso di una vittoria di Rubio, gli Stati Uniti sarebbero spinti a porre un freno all’attuale politica di distensione e collaborazione con Cuba, rappresentata dalla storico incontro tra Raul Castro e Obama avvenuto lo scorso sabato.

Il candidato della Florida, che si ritrova fanalino di coda nelle proiezioni riguardanti le primarie repubblicane, recentemente è intervenuto sul tema dell’immigrazione appoggiando la possibilità di una sanatoria sui clandestini: una scelta che ha ulteriormente rafforzato il suo posizionamento centrista che potrebbe garantirgli l’unità e la convergenza del partito.