La nomina di Donald Trump quale nuovo Presidente degli Stati Uniti non è stata l’unica conseguenza delle elezioni USA dell’8 novembre: in molti Stati si sono effettuati anche referendum riguardanti l’uso della marijuana, l’adozione della pena di morte e la pratica del suicidio assistito.

I risultati della consultazione popolare in alcuni casi sono stati molto sorprendenti, e hanno rovesciato i pronostici della vigilia, un po’ come successo per quanto riguarda il nuovo inquilino della Casa Bianca.

Per esempio in nove Stati si è chiesto ai cittadini il loro parere in merito alla legalizzazione della marijuana a scopo medico o ricreativo: Florida e Arkansas hanno dato il via libero al primo caso, che riguarderà il trattamento di malattie come epatite C, epilessia, cancro e Aids attraverso l’uso di sostanze a base di cannabis; invece

Nevada, California e Massachusetts hanno deciso invece di regolarizzare la marijuana anche non a fini terapeutici, consentendo ai cittadini maggiori di 21 anni di poter comprare e possedere una quota (28,5 grammi) a scopo ricreativo, come già succede in Alaska, Colorado, Oregon, Stato di Washington e Washington D.C.

Per quanto riguarda la pena capitale sia Nebraska (che non la vedeva da circa 20 anni) che California hanno deciso per il reintegro: una sconfitta per tutte le associazioni che si battono per questa usanza, condannata aspramente dai partner europei.

In Oregon è invece passata la legge sul suicidio assistito che prevede come in altri Stati che i malati con un’aspettativa di vita inferiore ai sei mesi possano chiedere di essere aiutati a porre fine alla loro esistenza.

Importante anche la decisione di Arizona, Maine e Colorado in merito all’incremento del salario minimo garantito, che arriverà a 12 dollari all’ora: un provvedimento che però entrerà in vigore solo dal 2020.