Noi di Leonardo.it la conosciamo bene e soprattutto conosciamo bene la sua volontà di affrontare un argomento tanto delicato quanto decisamente difficile da trattare: parliamo di Elisa D’Ospina, la modella curvy che sin dagli esordi della sua bella carriera si è battuta contro i rigidi e ridicoli dettami della moda e del jet-set. Attivissima sulle scuole come in passerella, trascorre le sue giornate tra un servizio fotografico ed un incontro con i giovani per parlare di quanto sia bello ed importante accettare il proprio corpo così com’è, volersi bene e godere di ciò che la vita ci ha donato, sempre e comunque.

Elisa ha raccolto tutte le sue esperienze accumulate negli anni nel suo primo libro, Una vita tutta curve, dove svela i trucchi e i meccanismi della pubblicità e della comunicazione che portano la maggioranza della popolazione femminile – ben lontana dagli standard estetici proposti dalle case di moda – a sentirsi inadeguata, infelice e nei casi peggiori a conoscere l’inferno dei disturbi alimentari.

Non potevamo esimerci dal scambiare una piacevole chiacchierata con Elisa proprio oggi, giorno d’uscita nelle librerie del suo esordio da scrittrice.

Il libro viene presentato come un mix tra biografia, saggio e self-help. C’è un aspetto secondo te che prevale sugli altri?

Si, nel mio libro viene fuori la società di oggi: una società basata sulle apparenze, sulla capacità di criticare tutto e tutti non sapendo la storia che una persona può avere le spalle, una società che fa leva sugli stereotipi”.

Com’è nata l’idea di comunicare la tua esperienza anche attraverso un libro? Non credi che per lanciare determinati messaggi siano più funzionali altri canali (i social, per esempio, sui quali sei già molto attiva)?

Sono molto attiva nei social, ma il loro limite è che nella marea delle informazioni che ci troviamo, le informazioni si perdono. Un libro invece rimane: rimangono le parole, sono li sempre a disposizione e all’occorrenza basta riprenderlo in mano”.

Si fa un gran parlare dei blog “pro ana” e “pro mia”, quali consigli daresti ai genitori per supportare i figli nel complicato periodo dell’adolescenza in cui c’è il rischio maggiore di incorrere in certe derive?

“Sicuramente in primis consiglierei di prestare attenzione a ciò che fanno i loro figli: chi frequentano, che siti leggono, valutare i loro atteggiamenti e soprattutto soffermarsi a parlare con loro. Già nell’età adolescenziale si considerano “grandi” e invece alle volte hanno bisogno proprio in quell’età di punti di riferimento”. 

Puoi considerarti ormai un punto di riferimento per tanti giovani con disturbi alimentari? Ti capita mai di essere contattata da qualche ragazza per chiederti aiuto?

Da anni ricevo tante , tante, tante mail. Non voglio essere un punto di riferimento e nemmeno un esempio, voglio solo far capire loro che la vita è preziosa e che dobbiamo lottare con tutte noi stesse per preservarla e ricercare quella felicità che deve essere un obiettivo. Racconto loro la mia esperienza, le porte sbattute in faccia, le curve (a volte dei veri e propri tornanti in salita) del cammino. Nel libro ho tralasciato degli aspetti molto crudi che ho vissuto perché penso che chi lo leggerà non abbia bisogno di calarsi nei drammi ma piuttosto capire che con la determinazione niente è irraggiungibile“.

Consideri il libro un punto di arrivo, una tappa, o un punto di partenza?

Vorrei che questo libro sia un nuovo punto di partenza. Con la scrittura ho sempre avuto un rapporto di odio-amore: ho iniziato a sei anni scrivendo poesie, poi con il giornalismo e oggi con questo libro vorrei che le parole, e soprattutto le storie della gente, siano il mio futuro”.

Terminate le fatiche del libro, cosa c’è tra gli obiettivi di Elisa D’Ospina?

C’è una petizione che ho voluto con tutta me stessa, la potete trovare su Change.org (cliccando qui) per introdurre l’educazione alimentare nelle scuole. E’ un progetto che voglio proporre a livello europeo, perché senza cultura non ci può essere futuro“.

(Seguite Elisa anche sul suo sito ufficiale: Elisadospina.com!)