Eluana Englaro, a seguito di un incidente stradale avvenuto il 18 gennaio 1992 – aveva riportato lesioni craniche gravissime e la frattura della seconda vertebra – è rimasta in stato vegetativo per 17 anni fino a quando il padre Beppino non è riuscito a vincere la sua lunga battaglia legale per rispettare la volontà della figlia di rifiutare cure inutili: il decreto della Corte d’Appello Civile di Milano del 9 luglio 2008, autorizzava Beppino Englaro, in qualità di tutore, ad interrompere il trattamento di idratazione ed alimentazione forzata che manteneva in vita Eluana per “mancanza della benché minima possibilità di un qualche, sia pure flebile, recupero della coscienza e di ritorno ad una percezione del mondo esterno“.

Eluana si è spenta a Udine il 9 febbraio 2009, perché come scrivono i giudici della terza sezione del Tar, Tribunale amministrativo regionale per la Lombardia: “il Direttore Generale della Direzione Generale Sanità aveva respinto la sua richiesta” – ovvero del padre – “ finalizzata a ottenere dalla Regione Lombardia la messa a disposizione di una struttura per il distacco del sondino naso-gastrico che alimentava e idratava artificialmente la figlia, in ragione dell’autorizzazione rilasciata dalla Corte di Appello di Milano“.

Ritorniamo oggi sulla vicenda perché il Tar lombardo ha stabilito che Beppino, il padre di Eluana Englardo ha diritto ad essere risarcito dei danni materiali e morali, perché, “a fronte di un decreto della Corte d’Appello di Milano contenente l’ordine di eseguire la prestazione richiesta” – si tratta della sospensione dell’idratazione e dell’alimentazione forzata – “ la Regione si è rifiutata deliberatamente e scientemente di darvi seguito, ponendo in essere un comportamento di natura certamente dolosa“. Insomma, “Non è possibile che lo Stato ammetta che alcuni suoi organi ed enti, qual è la Regione Lombardia, ignorino le sua leggi e l’autorità dei tribunali, dopo che siano esauriti tutti i rimedi previsti dall’ordinamento, in quanto questo comporta una rottura dell’ordinamento costituzionale non altrimenti sanabile. Né, a tal fine, si possono invocare motivi di coscienza, in quanto, come evidenziato dalla pronuncia del Consiglio di Stato (punto 55.6), ‘a chi avanza motivi di coscienza si può e si deve obiettare che solo gli individui hanno una ‘coscienza’, mentre la ‘coscienza’ delle istituzioni è costituita dalle leggi che le regolano’“.

Il conteggio complessivo del Tar è di 142.000 euro. Una perizia fatta sull’encefalo di Eluana Englaro dopo la sua morte ha confermato che i danni “erano anatomicamente irreversibili” – ovvero devastanti.