Emanuela Orlandi abitava in Vaticano, era una “delle pochissime cittadine dello Stato Vaticano” ha spiegato il fratello Pietro Orlandi che da anni chiede verità e giustizia per la sorella sparita nel nulla il 22 giugno 1983. Emanuela era figlia di un commesso della Prefettura della casa pontificia e all’epoca dei fatti abitava insieme ai suoi genitori e ai suoi quattro fratelli. Era la penultima dei cinque. Aveva terminato il secondo anno del Liceo scientifico presso il Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II ed aveva un grande talento musicale al punto che frequentava con profitto una scuola di musica in piazza Sant’Apollinare a Roma, a pochi passi da Palazzo Madama, sede del Senato. Suonava il flauto traverso ed era bravissima al pianoforte.

“Non so dove si trova, non so se è viva, ma so qual è la sua colpa: essere una delle pochissime persone cittadine dello Stato Vaticano” ha tuonato il fratello Pietro Orlandi nel corso di un docu-film trasmesso su Sky. Non poteva mai pensare che sua sorella da un giorno all’altro potesse sparire così, senza alcun motivo: e a distanza di anni non si dà pace. Cosa è successo? Qualcuno sapeva e non ha parlato ostacolando di fatto le indagini? Il Vaticano ha fatto davvero tutto il possibile? Domande a cui, al momento, nessuno è in grado di dare risposte anche se il ritrovamento delle ossa appartenenti a due persone riaprono i casi (gialli irrisolti) di Emanuela e di Mirella, anche quest’ultima scomparsa nel nulla, nello stesso periodo e sempre da Roma.

“Lì dentro ci sentivamo protetti, era un piccolo paese e il Papa era il suo sindaco” ha raccontato Pietro Orlandi nel documentario di Sky. E, invece, quel luogo, il Vaticano, da quel momento per loro è diventato un inferno. Emanuela non è più tornata a casa e ancora oggi nessuno è in grado di spiegare alla famiglia cosa è accaduto.