Pochi giorni fa il Senato aveva approvato, su proposta di Sinistra Italiana, l’emendamento Giulio Regeni che prevedeva il blocco delle forniture per i ricambi dei caccia F16 all’Egitto. Una sorta di “ripicca” nei confronti degli egiziani per non aver fatto luce sul caso Regeni, per non aver collaborato con gli inquirenti italiani che chiedevano verità e che ancora non sono riusciti a ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Un emendamento osteggiato da una parte del Parlamento ma che, alla fine, è passato tra mille polemiche.

Regeni, le parole del Ministro degli Esteri egiziano

Il Ministro degli Esteri del Cairo ha fatto sapere di non aver gradito l’emendamento Regeni parlando di importanti “conseguenze anche sulla lotta all’immigrazione clandestina nel Mediterraneo e in Libia”. Il pugno duro del Parlamento italiano, che ha voluto farsi sentire con l’Egitto, potrebbe avere di fatto degli “impatti negativi in tutti i campi della cooperazione tra i due paesi sul piano bilaterale, regionale e internazionale” ha aggiunto il Ministro degli Esteri egiziano. La Camera, tra l’altro, ha anche respinto l’emendamento dei partiti di centro-destra (Forza Italia, Fdi e Lega) che avrebbero voluto reintrodurre l’autorizzazione a fornire agli egiziani i pezzi di ricambio per gli F16, utili anche per la lotta al terrorismo. I voti contro l’emendamento sono stati 308, quelli a favore 29, 3 gli astenuti.

Dunque non c’è stato niente da fare. La Camera è ostinata nel portare avanti una battaglia contro l’Egitto che non ha voluto far luce sulla morte del giovanissimo Giulio Regeni. L’Italia, e soprattutto la famiglia del ragazzo, pretendono la verità. E non “una” verità”. Per il relatore del cosiddetto “emendamento Regeni” questo sarebbe stato un forte segnale del Parlamento italiano che dovrà “continuare a tenere sotto pressione l’opinione pubblica e anche l’Egitto sulla vicenda Regeni”. Ma, precisa il relatore, non deve affatto intenderci come “un atto ostile al governo egiziano”. Ha, però, l’odore di ripicca.