“In accordo con il ministero della Sanità, abbiamo interrotto le attività cliniche, offrendo la nostra disponibilità a intervenire in altre zone del Paese. È stata una decisione sofferta, soprattutto in un momento di grande incertezza come quello che il Paese sta vivendo. Tuttavia, nonostante le ripetute rassicurazioni da parte delle autorità locali, a Gernada non c’erano più le condizioni essenziali per garantire la sicurezza dei pazienti e dello staff” si legge nel comunicato di Emergency che si è vista costretta a chiudere l’ospedale in Libia a causa di gravi episodi di violenza.

Emergency, ripetuti atti di violenza

Il vice coordinatore dell’ufficio umanitario di Emergency, Emanuele Nannini, parla di “ripetuti atti di violenza da parte della polizia locale, anche nei confronti del personale libico”: “Non potevamo rimandare oltre questa decisione ma siamo molto preoccupati per la popolazione: il sistema sanitario libico è collassato e ancora una volta saranno i civili a pagare le conseguenze del caos in cui la Libia è sprofondata a partire dal 2011″ ha dichiarato.

A parlare è anche Gino Strada, intervistato dal Corriere.it, che racconta di “una situazione di pericolo con le autorità locali”, con “bulli di paese che credono di poter fare ciò che vogliono solo perché portano una divisa”. I bulli sarebbero gli “sgherri del generale Haftar e del governo di Tobruk” che non hanno mai accettato il governo d’unità nazionale di Serraj, insediato dall’Onu a Tripoli.

Emergency, non ci sono le condizioni per restare

Nelle ultime settimane, in Libia, si è registrato un pestaggio a sangue di un infermiere libico e due sparatorie tra poliziotti e miliziani dell’esercito davanti al cortile di Emergency. A questo si aggiungono difficoltà quotidiane come i farmaci bloccati nei porti tunisini, le ambulanze impossibilitate a muoversi senza i permessi militari e persino difficoltà nel reperimento di lenzuola e carta igienica.

Il centro chirurgico di Gernada era stato aperto lo scorso 12 ottobre per prestare i soccorsi ai feriti dei combattimenti nelle zone di Bengasi e Derna.