Ottocentomila persone stanno per lasciare le coste del Nordafrica, in particolar modo della Libia, per raggiungere l’Europa e l’Italia non è preparata per far fronte a una tale marea umana. Questo, in sintesi, l’allarme lanciato da Giovanni Pinto, direttore dell’Immigrazione e della polizia delle frontiere presso il ministero dell’Interno nel corso dell’audizione delle commissioni Esteri e Difesa a Palazzo Madama. Secondo Pinto, il sistema di accoglienza italiano è prossimo al collasso per due motivi: mancanza di strutture di alloggio temporaneo per i migranti e sopportazione ai limiti da parte delle popolazioni locali che si trovano a dover fronteggiare in prima persona l’emergenza.

Il problema fondamentale è la Libia. “In Libia non c’è un primo ministro, non c’è alcuna compagine governativa, non ci sono ministri. Ci sono due clan”, continua Pinto, ”che hanno il controllo: uno di area moderata, l’altro estremista, supportato dal Qatar. Non abbiamo di fronte un governo con il quale instaurare una dialettica, mancano interlocutori, possiamo dare tutti gli aiuti che vogliono ma poi potrebbero essere utilizzati in maniera negativa e non per le finalità stabilite“.

Pinto ha rivolto anche un appello all’Europa, per ciò che riguarda gli enormi costi che sta affrontando l’Italia in materia di controllo, accoglienza e rimpatrio dei clandestini. “Ogni mese di pattugliamento costa 9,5 milioni di euro; a questi vanno aggiunti, per il solo 2014, 1,27 milioni di euro di voli charter per il rimpatrio verso Egitto, Tunisia e Nigeria, e altri 2,5 milioni di euro sono serviti per i voli di trasferimento interno dei migranti. Quest’ultima voce è stata coperta dai finanziamenti europei, ma ora servono altri fondi“.

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