Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha avviato la privatizzazione dell’ENEL, cedendo una quota azionaria pari al 5,7% dell’intero capitale. A comunicarlo è una nota del Tesoro che rivela i dettagli dell’operazione. La quota di Enel ceduta comprende complessivamente 540.116.400 azioni ordinarie ENEL S.p.A.

La cessione delle azioni ENEL è avvenuta tramite una Accelerated Book Building. La raccolta delle prenotazioni è stata riservata a investitori italiani qualificati. Le banche scelte dal MEF per svolgere il ruolo di joint bookrunners, individuando gli investitori qualificati, sono la Merrill Lynch, la Goldman Sachs International, Mediobanca – Banca di Credito Finanziario S.p.A. e UniCredit Corporate & Investment Banking.

Le azioni sono state vendute a un prezzo superiore ai 4 euro. Il Tesoro ha reso noti altri dettagli dell’operazione tra cui i ricavi ottenuti dalla vendita del pacchetto azionario. La cessione delle azioni Enel frutterà alle casse dello stato circa 2,2 miliardi di euro. L’operazione verrà regolata il prossimo 2 marzo.

La cessione del 5,7% delle azioni Enel ha abbassato la quota di capitale societario nelle mani del MEF dal 31,2% al 25,54%. La vendita di una parte del pacchetto azionario della società energetica è solo il primo passo di una serie di privatizzazioni avviate dal Governo Letta e confermate dall’esecutivo di Renzi.

Le prossime tappe prevedono la cessione di alcune quote di altre grosse società partecipate, in primis Poste e Ferrovie. Le operazioni dovrebbero essere avviate già nel 2015, a patto che il Governo individui nei mercati condizioni favorevoli alla realizzazione di ricavi adeguati. Per la cessione delle quote di Sace, Enav e Stm si prevedono invece tempi più lunghi.

Come ha sottolineato il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, illustrando le finalità del piano di privatizzazioni:

L’Italia ha fatto molto più di altri Paesi per ritirare progressivamente la presenza dello Stato dai settori dell’economia dove il mercato può essere più efficiente. Esistono ancora settori che possono essere aperti alla concorrenza con l’obiettivo di creare più efficienza, con servizi migliori per i cittadini. È il caso delle ferrovie e dei servizi postali.

Per le Poste, in particolare, gli obiettivi del Governo sono ambiziosi: entro il 2015, l’esecutivo mira infatti a cedere ai privati il 40% del capitale. Ancora maggiore la percentuale per Enav, fissata al 49%.

Il piano di privatizzazioni risponde all’appello rivolto nelle scorse settimana all’Italia dall’OCSE. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico aveva chiesto al Governo italiano di eliminare i legami di proprietà tra i governi locali e i fornitori di servizi. Padoan ha precisato che conseguire questo obiettivo non deve però comportare la svendita del patrimonio nazionale bensì una valorizzazione delle società partecipate.