Alla fine del 1800 il mercato dell’energia comincia un periodo florido, ricco delle promettenti e allettanti aspettative proprie di un settore pionieristico; aspettative peraltro condivise sia dagli operatori che dai consumatori. Siamo in piena rivoluzione industriale, l’energia elettrica arriva nelle grandi città e alimenta i principali poli produttivi, con effetti sull’intero tessuto sociale. Il treno è in corsa, ma il processo di elettrificazione rimane discrezionale. I grandi investimenti si riversano dove c’è fermento e le piccole comunità ne sono ancora escluse. Nel 1962, in questo scenario, nasce l’Ente Nazionale per l’Energia Elettrica che ha come obiettivo quello di rendere l’energia accessibile a tutti.

Nel 1999 si raggiunge un secondo cruciale traguardo, grazie alla direttiva 96/92/CE, e il mercato dell’energia viene liberalizzato. Benché restino in regime di monopolio la trasmissione e la distribuzione, la liberalizzazione delle attività di produzione e vendita incentivano l’ingresso di nuovi operatori nel mercato. Il settore diventa molto appetibile, crescono gli investimenti, si diversifica l’offerta. Entro pochi anni però, per effetto di alcuni meccanismi in seno alla stesso processo di liberalizzazione, lo scenario è destinato a cambiare.

La sovraccapacità produttiva raggiunge oltre il doppio della capacità di picco. Con l’ulteriore obiettivo di ridurre le emissioni di gas serra, migliorare l’efficienza energetica e promuovere le rinnovabili, la deregolamentazione vede incentivi spostati su alcune fonti di energia a discapito di altre. In particolare, un eccesso di fotovoltaico mette in difficoltà altri impianti, come quelli a turbogas, costretti a operare in condizioni meno favorevoli. Un effetto distorsivo anche sui clienti finali, poiché il costo dell’incentivo fa raddoppiare il costo dell’energia in bolletta.

La crisi economica, inoltre, genera una contrazione dei consumi, che negli ultimi due anni diminuiscono del 7%. In un mercato frammentato dove è molto alta la concentrazione di operatori, 78 attivi su energia elettrica e gas, conseguente è il calo dei prezzi e minori le opportunità di riservare sconti ai clienti sul libero mercato. Occorre emergere dall’oceano rosso e caratterizzare l’offerta.

Differenziare un “bene utile” e farlo attraverso interventi smart, è da sempre la sfida di Repower. Una sfida che diventa un’opportunità nell’epoca dei servizi, in cui la volontà è quella di offrire un “pacchetto completo” ai propri Clienti, livellando il confine tra fornitori di energia, operatori di telecomunicazioni e automotive, rivenditori di elettrodomestici ed elettronica, costruttori e installatori ICT.

Gli interventi smart per Repower sono quelle soluzioni semplici da utilizzare, facilmente applicabili, che portano a risultati concreti e sono utili. In particolare, l’Azienda offre un valore aggiunto alla propria clientela e lo fa attraverso tre aspetti fondamentali: innovazione, servizio e relazione. L’ approccio resta quello di costruire un rapporto duraturo con il Cliente, in primo luogo attraverso un consulente dedicato e un servizio clienti interno. Quanto all’innovazione, va al passo con i tempi.

E se in un mercato ancora giovane Repower ha lanciato offerte di fornitura sempre innovative, a misura del profilo di consumo e delle abitudini di lavoro del Cliente, anche affrontando in modo diverso i differenti settori merceologici, nell’epoca smart l’Azienda ha un nuovo approccio. Il prodotto diventa servizio e l’obiettivo è quello di generare il risparmio attraverso interventi di efficienza energetica, aiutando le aziende in una migliore gestione dell’energia, che a parità di prestazioni si traduce in un minore consumo.

Ne è un esempio l’offerta Verde Dentro, con cui Repower propone una certificazione a garanzia dell’origine verde dell’energia, un’analisi energetica che misura l’efficienza degli impianti e soluzioni di mobilità elettrica. E lo è anche PUNt’avanti, un servizio di monitoraggio che restituisce indicazioni utili per ottimizzare i consumi aziendali a fronte di piccole modifiche sulle pratiche di consumo che incidono sulla curva di prelievo e quindi sui costi. Nella stessa direzione vanno ulteriori servizi in fase avanzata di sperimentazione, come la termografia applicata a contatore e trasformatore, che individua e misura eventuali dispersioni di energia, o come il monitoraggio in tempo reale, con misuratori da presa e da quadro, dei consumi associati ai diversi impianti, che valuta l’incidenza di un singolo impianto sui consumi complessivi dell’azienda.

Lo scenario è in evoluzione. E forse siamo solo all’inizio di un nuovo modo di fare energia.

(Foto By InfoPhoto)

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