L’epiteto (dal greco epitheton, composto di epi = sopra e da un derivato di tithenai = porre) è costituito da un sostantivo, un aggettivo, o una breve locuzione, che si aggiunge a un nome per dargli una particolare qualificazione.

Esempi di epiteti sono: Achille piè veloce; Ettore domatori di cavalli; Lorenzo il Magnifico; Aurora dalle rosee dita; Atena occhio azzurro; astuto Ulisse; Briseide guancia gentile; navi veloci; Guglielmo il Conquistatore; il lungisaettante Apollo; parole alate; ecc.

L’epiteto è una forma caratteristica dell’epica classica e, in particolare, della tradizione omerica. La fissità e la formularità degli epiteti aiutano il lettore a riconoscere immediatamente il personaggio di cui si sta parlando, ma testimoniano anche la trasmissione orale dei testi omerici, in quanto funzionali alla memorizzazione e alla successiva esecuzione del pezzo da parte dell’aedo. Per la stessa ragione, l’epiteto è molto frequente anche nelle formule religiose.

Esso caratterizza il personaggio, lo qualifica, ma si può accostare al nome anche con funzione semplicemente accessoria o esornativa (es. le navi veloci restano tali anche se ormeggiate). Risultano invece necessari e non ridondanti quegli epiteti riferiti a nomi propri per ragioni distintive (es. Carlo Magno, Carlo il Calvo, Carlo il Semplice). Esistono inoltre epiteti applicabili a più personaggi, come l’aggettivo “divino” o “dal potente grido di guerra”, che omero usa per definire sia Diomede che Menelao; altri invece sono specifici, come ad esempio per Zeus “portatore di egida” o Ulisse “mille inganni”.

Per quanto riguarda invece l’uso corrente del termine, con epiteto si intende, per estensione, un’ingiuria, una parola offensiva (es. “il pubblico coprì l’arbitro di epiteti irripetibili”).

In botanica, si definisce infine epiteto un sostantivo o aggettivo che si aggiunge al nome scientifico di un genere di piante, per indicarne le sezioni o la specie, oppure al nome di una specie per indicarne le suddivisioni (es. Lilium candidum).