La festa di Primavera è una ricorrenza presente in tutti i calendari del mondo e sembra essere fra le più antiche celebrazioni dell’umanità. In ogni epoca, cultura e popolazione queste celebrazioni sono legate a una diversa leggenda, ma pur essendo i popoli che la celebrano molto diversi e lontanissimi nel tempo e nello spazio, i festeggiamenti hanno sempre caratteristiche, simboli e significati simili: in tutto il mondo, l’equinozio di Primavera è legato a miti d’amore, morte e rinascita che catturano la fantasia e il cuore degli uomini come una magia sottile. Con il termine generico di «festa di Primavera» s’intendono tutte le celebrazioni legate all’equinozio primaverile, alla stagione del risveglio della Natura e del raccolto. L’Equinozio di primavera è il momento dell’uguaglianza del giorno e della notte, quando le forze della luce sono in fase di crescita, segnando la fine del freddo e buio inverno, da sempre associato all’idea di morte. L’ansia che ne derivava si traduceva in forme rituali con la funzione di esorcizzare la paura e favorire la rinascita. Per questa ragione il periodo che precede o segue l’equinozio di primavera è uno dei più ricchi di feste, cerimonie, credenze e miti. Tutte le società celebravano la primavera come una resurrezione attraverso simbologie talmente radicate nell’inconscio collettivo che anche la società industriale, sia pure in forme più mediate, perpetua le antiche forme di evocazione della rinascita della primavera.

La più antica festa di Primavera al mondo pare essere Sham El Nessim le cui tracce risalgono a circa 4700 anni fa. Sham el Nessim, letteralmente «fiutare il vento», che in Egitto segna l’inizio della primavera, cade il primo lunedì dopo la Pasqua copta. In epoca Faraonica essa era una ricorrenza legata all’agricoltura, i cui riti di fertilità furono inglobati dal Cristianesimo nei riti Pasquali. Secondo gli annali di Plutarco, durante questa festa gli antichi egizi solevano offrire pesce salato, lattuga e cipolle alle loro divinità. Ancora oggi la festa è celebrata seguendo l’antica simbologia: il giorno di Sham el Nessem le strade e i prati delle città Egizie si riempiono di gente, coperte e colori e si fanno picnic all’aria aperta per respirare la brezza primaverile che, secondo la tradizione, rinvigorisce chi la respira. Anche i cibi consumati seguono per simbologia e principi le offerte citate da Plutarco: le uova si confermano qui simbolo universale della rinascita e del Cosmo. L’usanza di appendere uova dipinte nei templi risale, in Egitto, alla fastosa epoca delle piramidi, ma ancora oggi uova riccamente dipinte sono appese nei templi come simbolo della rigenerazione della Vita e dell’Universo. Anticamente le uova simboleggiavano la mitica Fenice che deponeva ed era al tempo stesso l’uovo cosmico. Secondo la leggenda, l’Uccello di fuoco prima di morire preparava un nido in forma d’uovo, poi si adagiava al centro lasciandosi incenerire dai raggi del sole. Dalle ceneri nasceva quindi l’uovo dal quale la Fenice riprendeva vita. La Fenice è la Vita stessa e, allo stesso tempo, è il Cosmo nel quale essa porta la Vita, per questo genera l’uovo dal quale nascerà, così come la Natura genera sé stessa all’infinito.

In maggio i Celti festeggiavano Beltaine (“fuoco luminoso”), festa dedicata al dio della luce. I riti di questa festa si svolgevano alla luce di grandi falò, il fuoco era quello dell’ispirazione, la forza che spinge al movimento, che chiama all’aperto e risveglia i sensi. Si usava far passare il bestiame attraverso fuochi “purificatori”, ma anche i giovani vi saltavano sopra per propiziarsi la fortuna nella ricerca della sposa o dello sposo; i viaggiatori per assicurarsi un viaggio sicuro e le donne incinte un parto facile. Era una festa allegra, il rituale prevedeva si danzasse intorno a un palo che si innalzava verso il cielo, rappresentazione della fecondità che contrassegna molti aspetti della festa: i druidi eseguivano infatti complessi rituali per benedire la terra affinché desse i suoi frutti.

Un’altra antica festa onorata ancora ai giorni nostri è il festival di Naw Ruz che significa «Nuovo Giorno». Il festival affonda le sue radici nello Zoroastrismo e i riti celebrati rievocano la storia della creazione e l’antica cosmologia del popolo Iraniano e Persiano. Festa di speranza e di rinnovamento Naw Ruz è osservata oggi non solo in Persia ma anche nei paesi vicini: la sua celebrazione dura ben 13 giorni. La popolazione dà il ben venuto al nuovo anno purificando le case e saltando sui falò allestiti per le strade.

Nell’antico Occidente le antiche feste primaverili si sono fuse e confuse con le celebrazioni cristiane. Di alcune sono rimasti solo i nomi, altre invece ne hanno conservato simboli e riti. Ad esempio in Germania e Inghilterra le parole usate per indicare la Pasqua (Oster in tedesco ed Easter in inglese) sembrano derivare dal nome di un’antica divinità: Eostre, personificazione della Primavera. Oltre il nome della festività ne sono stati anche assorbiti gli antichi simboli come il coniglio pasquale e le uova dipinte. Pare infatti che il coniglio o la lepre siano simbolo della Dea e che il giorno dell’equinozio le si offrissero uova di serpente dipinte. Secondo le fonti a nostra disposizione Eostre era una dea lunare, sposa di un dio solare che perì proprio qualche giorno prima dell’equinozio di Primavera. Tuttavia prima di morire il dio aveva fecondato Eostre con il suo seme e attraverso esso sarebbe ritornato alla Vita come figlio e sposo della dea.

In Grecia in primavera si celebravano i Piccoli Misteri Eleusini. Il nome significa “arrivo”, a simboleggiare l’arrivo ad Eleusi della dea Demetra, alla disperata ricerca della figlia Persefone, rapita da Ade. La sparizione ed il ritorno di Persefone venivano ricordati con cerimonie che simulavano la morte mistica della natura, la rinascita, la fecondità e la generazione. Il messaggio per gli iniziati ai Misteri era la promessa di abbondanza da parte della dea del grano, ma anche la liberazione dall’angoscia e dal dolore ed un trattamento privilegiato dopo la morte. I primi dieci giorni di aprile erano invece dedicati alle “Feste Megalesi” in onore di Cibele, la Grande Madre, divinità primigenia, madre degli dei e degli uomini. Il suo culto era caratterizzato in origine da cerimonie orgiastiche e sanguinose che si addolcirono in seguito alla sua diffusione in tutta la Grecia.

I Romani continuarono questa usanza, arricchendola con i Ludi Megalenses, giochi pubblici che seguivano l’aspersione pubblica rituale, fatta con acqua consacrata, della statua della Grande Madre. A Roma tutto il mese di aprile era dedicato ai festeggiamenti. Il 7 era il compleanno di Apollo e Diana. Il 15 si tenevano le Feste Fordicalie, che vedevano vacche sacre immolate in onore della dea Terra. Il 18 si celebravano le Cerealie, dedicate a Cerere, protettrice delle messi; il 21 nelle Palilie si sacrificava per la dea Pale, patrona dei greggi e dei pastori; il 23 si libava per Giove e Venere con il vino fatto in autunno; il 25 si pregava la dea Robigo perché tenesse i parassiti lontano dal grano; il 28 la dea Flora veniva sollecitata a curare la vegetazione ed i fiori; e il 30, durante le Larenziali, si inneggiava a Larenzia, la lupa che aveva salvato, nutrendoli col suo latte, i gemelli Romolo e Remo.