Una frattura alla gamba che si è poi rivelata essere un tumore osseo: di questo è morto lo scorso 30 ottobre Domenico Natale, ragazzo romano di vent’anni a cui non è servita l’amputazione dell’arto per aver salva la vita. Alla base di questa tragedia, secondo il pm Mario Ardigò, ci sarebbe stato un incredibile errore umano, una diagnosi sbagliata da parte di due medici della casa di cura capitolina “Nuova Itor” presso la quale il ragazzo si era recato in visita per via dei dolori al ginocchio destro che lo affliggevano da qualche tempo.

E’ il dottor Felice Carsillo, ortopedico, a effettuare la prima diagnosi sulla gamba destra di Domenico, lo scorso 4 maggio; nonostante le perplessità del ragazzo, che sostiene di non aver mai subito alcun infortunio significativo durante le partite di calcetto settimanali, viene fissata l’operazione per il 28 maggio e il giorno prima dell’intervento arriva anche la conferma della diagnosi da parte del radiologo Riccardo Ricci. Purtroppo, l’operazione ha un effetto devastante e quando Domenico si ripresenta in clinica per la visita di controllo, i medici non possono fare a meno di notare l’espandersi incontrollabile delle metastasi. Il ragazzo finisce nuovamente in sala operatoria, ma questa volta per subire l’amputazione della gamba, oramai irrimediabilmente compromessa. Seguono mesi di terapia e lotta disperata, conclusasi in tragedia lo scorso 30 ottobre. E per i due medici, già iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di lesioni gravissime, è scattata immediatamente quella per omicidio colposo.

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