Stan destando fitte polemiche le ultime dichiarazioni di Recep Tayyip Erdogan, presidente della Turchia, sul ruolo delle donne rispetto alla controparte maschile. In occasione del meeting “Donne e giustizia”, tenutosi in quel di Istanbul, Erdogan ha voluto sottolineare come il genere femminile non sia uguale a quello maschile, ribadendo come l’Islam abbia riservato alle donne il “ruolo speciale” di madri. Come facile intuire, le reazioni accese non si sono fatte di certo attendere.

«Non si possono mettere donne e uomini in condizioni di parità», avrebbe spiegato il presidente, «perché sarebbe contro natura». Questa è parte del discorso davanti alla platea, con cui Erdogan ha voluto sottolineare il ruolo di madre nella società, un ruolo che sarebbe privilegiato e indispensabile così come religione insegna. «Sul posto di lavoro non si possono trattare un uomo e una donna incinta allo stesso modo», aggiunge, «la nostra religione si riferisce alla maternità molto attentamente. Le femministe non lo capiscono, poiché rifiutano la maternità».

Nonostante l’approvazione del selezionato pubblico presente all’evento, l’intervento ha generato accese reazioni sia fra l’opposizione che fra associazioni femministe e semplici cittadine. L’attivista Hulya Gulbahar, ad esempio, ha sottolineato come simili dichiarazioni violino non solo la costituzione turca, ma anche le convenzioni internazionali sui diritti dell’uomo e l’uguaglianza fra i generi. Inoltre, l’avvocato avrebbe espresso preoccupazione per questo tipo di uscite pubbliche, poiché potrebbero fomentare la violenza in una nazione già colpita quest’anno da 200 delitti domestici contro il genere femminile.

Una posizione, quella del presidente, giudicata da molti in patria troppo conservatrice e pericolosa, nonché non affine a quel messaggio di Turchia moderna e accogliente mostrato al recente G20 di Brisbane. Delle dichiarazioni di cui ora si attende la risposta internazionale, per scoprire se andrà a minare i già delicati rapporti con Europa e Stati Uniti dopo le critiche per la gestione della crisi della vicina Siria.

Fonti: BBC News, Repubblica

Immagine: yakub88 via Shutterstock