Il caso giudiziario di Erri De Luca è ufficialmente chiuso. Lo scrittore era stato indagato e processo per istigazione a delinquere, dopo aver affermato una serie di concetti a favore del movimento contro l’Alta Velocità in Val di Susa e alle sue azioni di sabotaggio (il cosiddetto movimento No Tav). E così per Erri De Luca si chiude una vicenda che era iniziata nel mese di febbraio 2014, quando gli venne notificato l’avviso di garanzia da parte dei pubblici ministeri Antonio Rinaudo ed Andrea Padalino.

Da allora Erri De Luca è stato rinviato a giudizio e poi assolto in primo grado dall’accusa e oggi sono scaduti i tempi per fare appello proprio contro la sentenza di primo grado. La procura e Telt (ossia la società che si sta occupando della realizzazione della linea veloce Torino-Lione), le uniche che avrebbero potuto ricorrere contro la decisione dei giudici, non hanno infatti presentato alcun ricorso, facendo diventare la sentenza di primo grado definitiva e inappellabile.

Il processo che Erri De Luca ha dovuto subire per le sue affermazioni pro No Tav avevano indignato sin da subito l’opinione pubblica, in parte solidale con lo scrittore napoletano. Le indagini e l’avviso di garanzia della procura di Torino erano infatti apparsi sin da subito come una palese violazione alla libertà di espressione (sancita costituzionalmente), cui molti personaggi noti si erano appellati. Erri De Luca, da parte sua, aveva dichiarato: “Sono incriminato per un articolo del codice penale che risale al 1930 e a quel periodo della storia d’Italia. Considero quell’articolo superato dalla successiva stesura della Costituzione della Repubblica. Sono in quest’aula per sapere se quel testo è in vigore e prevalente o se il capo di accusa avrà potere di sospendere e invalidare l’articolo 21 della Costituzione“.