L’eruzione dell’Etna non si ferma, ma ora l’energia del vulcano sembra essere in calo – tanto è vero che è diminuito il livello d’allerta. Sono sempre in attività i crateri sommitali, in particolare quello chiamato “Voragine“, ma è fortemente diminuita l’emissione di cenere – che comunque continua ad essere presente. I venti stanno spingendo la colonna di cenere verso la costa Tirrenica della Sicilia. L’aeroporto di Fontanarossa, chiuso questa notte all’una, è stato riaperto alle 6.30.

Intanto nella provincia di Catania ed in tutte le zone ioniche dove la cenere si è depositata è iniziata la conta dei danni – che riguarda ovviamente in primis il settore agricolo. La Coldiretti chiede che il governo dichiari lo stato di calamità in Calabria. Come spiega la Coldiretti “la cenere lavica dell’Etna è caduta copiosa sulle piante di agrumi nella piana di Rosarno-Gioia Tauro compromettendo la raccolta dei pregiati frutti“.

I tecnici e gli imprenditori della Coldiretti hanno rilevato che “la cenere ha creato due tipologie di problemi: su una buona parte degli agrumi ha bloccato il processo di maturazione mentre su altri sono stati bruciati i frutti mentre erano già maturi, che presentano delle macchie nere che, pur non inficiandone la bontà e la qualità, inducono i consumatori a non acquistare, con un indubbio riflesso negativo sul mercato“. La logica conclusione è che “tale situazione sta creando anche problemi di competitività agli agrumi, che rappresentano uno dei beni economici più importanti del territorio”, e visto che “l’infausto evento calamitoso non è assicurabile e quindi è necessario predisporre tutti gli atti idonei affinché possa essere riconosciuta la calamità“.

Un altro problema è legato alla raccolta della cenere caduta su strade ed abitazioni nella cintura etnea. Non è una cosa semplice, perché la cenere vulcanica è un rifiuto speciale e va smaltito e trattato secondo precisi protocolli, che prevedono procedure costose e complesse. L’eruzione dell’Etna non genera problemi solo al traffico aereo.