La principale novità della maturità 2013, il Bonus, l’equivalente cioè dei punti che si aggiudicano gli studenti eccellenti e che sono spendibili per l’ammissione ai corsi di laurea a numero chiuso, raccoglie più critiche che consensi.

Gli studenti dell’ultimo anno delle scuole superiori che conseguiranno il diploma con almeno 80 centesimi, potranno guadagnare da 4 a 10 punti che sommeranno all’esito del test nazionale per l’ammissione alle facoltà di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria, Architettura e Professioni sanitarie.

Cambia quindi il criterio di valutazione dei test d’ingresso nazionali che sarà espressa in centesimi: 90 punti al quizzone e 10 punti al diploma di maturità. Per calcolare questi ultimi basterà rapportare il proprio voto della maturità (che, ricordiamo, deve essere maggiore-uguale a 80/100), alla distribuzione in percentili dei voti ottenuti dagli studenti che hanno conseguito la maturità nella stessa scuola nell’anno scolastico precedente (2011/12).

Insomma, dove le performance sono state molto elevate si abbasseranno le probabilità di avere un bonus alto, e non certo per colpa dello studente (foto by InfoPhoto).

Primo motivo di polemica è che non ovunque lo stesso voto di maturità darà al ragazzo lo stesso bonus. Poi perché introduce differenze nella valutazione tra città diverse, ma anche tra istituti della stessa città, penalizzando, paradossalmente, gli istituti dove le votazioni sono mediamente più alte.

Le modalità di attribuzione dei punti extra sembrano quindi piacere a pochi. Il rettore della Sapienza di Roma, Luigi Frati, è intervenuto per chiedere “una pausa di riflessione” ed evitare di essere travolti “dai ricorsi giudiziari”. Ma per sciogliere il nodo ci sono solo due settimane: la maturità è alle porte.

Alcuni studenti hanno avviato una petizione on line: “Appello al ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza: Abolire i bonus”, sul portale www.change.org. Tra i presidi, c’è chi dice no al bonus: Ivana Uras, preside del liceo scientifico romano Newton parla di “un sistema non corretto, da rivedere, non fondato su criteri di eguaglianza sostanziale. È assurdo che i percentili vengano calcolati scuola per scuola e non a livello nazionale”. Anche il ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, sostiene che il sistema (ereditato dal suo predecessore) vada semplificato.

Battuta d’arresto anche da parte dei rettori delle università, che chiedono di “congelare” momentaneamente il bonus in vista di una revisione. “Occorre probabilmente una fase di riflessione in più prima di dare piena attuazione a quella parte del provvedimento che – osserva il presidente dei rettori della Crui, Marco Mancinisi occupa del punteggio correlato alla maturità e distribuito in maniera differente da scuola a scuola, fermo restando che lo spirito meritocratico nei confronti della carriera scolastica è assolutamente condivisibile”. “La cosa più opportuna da fare – afferma il numero uno dei rettori – sarebbe un intervento normativo che bloccasse, come già avvenne in passato, l’applicazione immediata del provvedimento con riferimento ai dieci punti della maturità e consentisse di rivederne la complessa disciplina dei punteggi nelle scuole e altri elementi caratterizzanti”. “Oltre tutto, l’anticipazione a luglio di queste prove per l’ingresso alle facoltà a numero chiuso - evidenzia infine Mancini – sta obiettivamente comportando non pochi problemi, vista la sovrapposizione fra test universitari ed esami di maturità, e questo specialmente nel caso di Architettura, come non hanno mancato di rilevare alcuni rettori”.

Anche i politici si espongono e chiedono uno stop; in prima fila senatrice Francesca Puglisi, capogruppo Pd in VII commissione che sostiene che “l’ingegnerizzazione dell’ex ministro Profumo del bonus maturità per premiare i meritevoli è un grave pasticcio che va cancellato immediatamente”. “Il rischio – afferma – è quello di decisioni poco trasparenti che rischia di penalizzare gli studenti”. Il leghista Mario Pittoni richiede un intervento immediato al ministro per la sospensione della norma “che – dichiara – non solo penalizza gli studenti settentrionali nell’accesso ai corsi universitari ma crea disparità anche tra studenti di scuole diverse della stessa città”.