Il Sig. Esselunga, Bernardo Caprotti, ha manie imprenditoriali niente male e, piuttosto che espandere la sua catena di supermercati al sud (non sarebbe un’idea cattiva), pensa bene di darsi ad un’altra impresa, ben più ardua: costruire un hub a Montichiari da far invidia all’aeroporto di Malpensa, a parere suo “vecchio e pensato solo per Milano, da provar vergogna davanti agli stranieri che vi atterrano”.

Questa, dopo Monaco, Ruhr e Île-de-France – dichiara Caprotti – è la quarta regione più ricca d’Europa: non abbiamo forse diritto a un nostro aeroporto intercontinentale? «Montichiari ha tutto: posizione, bacino d’utenza, un’area vincolata di 44 kmq (ci sta dentro un Charles de Gaulle!), futuri collegamenti. Buttiamo tutto per salvare Malpensa?» Il ragionamento fila e considerando che l’aeroporto bresciano adesso è poco più di uno scalo fantasma con una pista di 3 km, sulla quale ad oggi voli postali e qualche cargo, l’imprenditore non ha tutti i torti.

Tutto molto giusto quindi, ma due sono i problemi di non poca importanza che si interpongono tra la grande impresa e la sua realizzazione: mancanza di soldi e di una compagnia di bandiera solida. La stima futura è che entro il 2030 il giro economico dell’aviazione nazionale aumenterà dai 30000 ai 75000 utenti, portando nelle tasche ingenti somme di denaro; per quanto riguarda, invece, un vettore forte che faccia base nel nuovo potenziale hub, Caprotti afferma che «Visto che abbiamo perso la possibilità di avere una nostra grande compagnia (in Europa non c’è più spazio, già premono gli asiatici) la soluzione è quella di creare uno scalo aperto ai vettori globali, potenziando accessibilità e infrastrutture».

A questo punto non resta che aspettare gli eventi. Una domanda, però, sorge spontanea: ci saranno punti fragola anche in aeroporto?