Il termine venale deriva dal latino ‘venalis’, a sua volta derivato da ‘venum’ che significa propriamente ‘vendita’ (dalla stessa radice di ‘vendĕre’ = ‘vendere’ e venire ‘esser venduto’).

Venale si dice dunque di ciò che può essere oggetto di commercio o compra vendita (‘beni velai’, ‘merce v.’).

L’ aggettivo può tuttavia essere usato anche in senso spregiativo per qualificare ciò che pur non avendo una natura commerciale (come per esempio i sentimenti o le idee), diviene oggetto di vendita e quindi di lucro: si parla così di amore venale quando tale sentimento, come spesso accade, non è limpido, bensì interessato a benefici materiali.

Sempre in senso spregiativo, venale viene usato con tono di biasimo per qualificare una persona che  agisce esclusivamente o prevalentemente spinta da avidità di denaro; che per denaro asservisce la propria arte, o si lascia comprare e corrompere. ‘Essere venale’ significa dunque essere una persona ‘avida di denaro’, interessata ai beni materiali e avvezza ad operare esclusivamente a scopo di lucro (persona venale, donna v., artista v., ecc.). La persona venale non esita a vendere il suo ingegno e la sua arte al miglior offerente, senza troppo curarsi di questioni di tipo morale. Il suo interesse primario è infatti il tornaconto economico e il benessere materiale.

Tipica espressione in cui si utilizza il termine è: “Come sei venale! Non pensi ad altro che ai soldi”.

Sinonimi di venale possono essere considerati: avido, calcolatore, materialistico, interessato, mercenario e, in una qual certa misura, anche cinico. Contrari sono invece: generoso, altruista, integerrimo, disinteressato, onesto, morale e incorruttibile.