Sarà una riforma mirata a ridurre lo squilibrio nella determinazione della base imponibile e quindi anche le aliquote, si spera.

Oggi, infatti, non c’è equilibrio tra i valori di mercato e i valori catastali. Con la riforma, quale unità di misura saranno considerati i metri quadri e non il numero dei locali e su questa base si terrà conto del valore patrimoniale, della posizione e delle caratteristiche edilizie.

Insomma, gli attuali valori di mercato degli immobili non corrispondono ai valori catastali e questo squilibrio si riflette sul costo degli affitti. Difatti, i canoni di locazione ormai hanno raggiunto livelli superiori a 6,46 volte quelli delle rendite catastali. E c’è di più: nei comuni unità immobiliari situate in zone centrali vengono classificate come abitazioni popolari e hanno rendite più basse rispetto a quelle delle abitazioni civili in periferia.

La classificazione delle unità immobiliari va, dunque, adeguata ai tempi. Si rende necessario un aggiornamento delle classi catastali rimasto fermo agli anni ’80, escludendo gli unici aggiornamenti di ultimi questi anni in caso di ristrutturazioni e variazioni edilizie comunicate dai soggetti interessati alle agevolazioni fiscali.

La riforma prevede di affiancare il valore patrimoniale alla rendita, che a sua volta dovrà tenere in considerazione non solo il valore patrimoniale dell’immobile, ma anche le spese sostenute dal contribuente per la manutenzione e la gestione dell’immobile stesso. Questo per assicurare una base imponibile adeguata alle diverse tipologie di tassazione.

Con un nuovo meccanismo di classificazione dei beni immobiliari, la riforma intende annullare il sistema in vigore che classifica gli immobili per categorie e classi in relazione agli immobili ordinari, correlando invece il valore dell’immobile o il suo reddito all’ubicazione e alle caratteristiche edilizie.

E, inoltre, con la riforma, come già precisato in apertura, la superficie espressa in metri quadri per le abitazioni e gli uffici diventerà l’unità di misura del peso fiscale dell’immobile e non più il “vano”. Per gli immobili speciali la riforma punta a riqualificare i metodi di stima diretta.