Secondo Aristotele, l’etica è quella branca della filosofia che studia la condotta degli esseri umani e i criteri in base ai quali si valutano i comportamenti e le scelte. Dare oggi una definizione completa di questo termine non è tuttavia impresa semplice. Le riflessioni sull’etica, e quindi verso l’uomo e il suo agire,  hanno origini molto antiche e, per quanto riguarda l’occidente, è possibile affermare che i primi a farne vero e proprio oggetto di riflessione filosofica furono Socrate, Platone ed Aristotele, ma è con l’illuminismo, e in particolare con Immanuel Kant, che si tentò di definire i presupposti razionali dell’agire morale dell’uomo, richiamandosi alla necessità di un’etica svincolata da finalità esteriori e improntata su un rigoroso senso del dovere e del rispetto della libertà altrui.

Semplificando il concetto, è possibile affermare che parlando di etica (dal greco antico èthos, ovvero “carattere”, “comportamento”, “costume”, “consuetudine”) ci si riferisca ad ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo, al fine di individuare il vero bene e i mezzi atti a conseguirlo, ma anche quali siano i doveri morali dell’uomo verso sé stesso e verso gli altri e quali i criteri per giudicare sulla moralità delle azioni umane. Più in generale, l’etica è oggi altresì intesa come complesso di norme morali e di costume che un individuo, o un gruppo di individui, segue nelle proprie azioni e che sono in grado di identificare un preciso comportamento nella vita di relazione con riferimento a specifiche situazioni (es. etica cristiana; etica del lavoro, ecc.). L’etica è quindi sia un insieme di norme e di valori che regolano il comportamento dell’uomo in relazione agli altri, sia un criterio che permette all’uomo stesso di giudicare i comportamenti, propri e altrui, rispetto alle categorie di ‘bene’ e ‘male’.

Definire ciò che è etico o meno, e quindi ciò che è bene da ciò che è male, è tuttavia complicato dal fatto che alla base di tale distinzione sta una determinata visione dell’uomo e dei rapporti umani, spesso correlata ad una particolare religione o ideologia. Parlando di etica è quindi opportuno fare una distinzione tra etica religiosa, le cui norme di comportamento sono da intendersi come valide a priori, ed etica laica (o approccio laico al problema etico), più incline a misurarsi con le esigenze umane in riferimento al concreto contesto storico in cui si esprimono. A partire dagli anni ’70 si è poi iniziato a parlare di etica applicata, incentrata non su una riflessione di tipo generale, ma strettamente correlata a problematiche specifiche, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo tecnologico e scientifico, verso i quali è richiesto un approccio che tenga conto di valori e princìpi morali.  Con l’avanzare delle scoperte mediche in campo genetico e il conseguente sviluppo dell’ingegneria genetica, ma anche della pratica del trapianto di organi, del sostegno artificiale delle funzioni vitali, del concepimento in vitro, ecc. è quindi sorto il concetto di bioetica, incentrato sullo studio della condotta umana nell’area delle scienze della vita e della cura della salute, esaminata alla luce di valori e princìpi morali. Dagli anni ’80 la questione si è quindi allargata al campo delle comunicazioni, con quella che si definisce etica dei media, incentrata sugli aspetti etici dell’uso dei mezzi di informazione e comunicazione. Più in generale, è altresì possibile sentir parlare di etica del lavoro, che riflette sui doveri strettamente inerenti alle attività professionali, sulla coscienziosità e scrupolosità nel lavoro, cui spesso si aggiunge, in riferimento ad alcune specifiche professioni, per esempio l’obbligo di riservatezza.