L’Euro sta scendendo sotto la barriera degli 1,2 dollari. Siamo ai minimi da giugno 2010. E la corsa verso il basso sembra non essere ancora giunta alla fine. Qual’è l’effetto sull’economia italiana? Secondo Gregorio De Felice, capo economista di Intesa San Paolo, l’Euro debole dovrebbe far aumentare le esportazioni del 2,4% – ovvero dovrebbero crescere di quasi 10 miliardi di euro.

Dall’euro debole dovrebbe quindi venire una spinta rilevante per riportare l’economia italiana in positivo. A beneficiare dell’aumento delle esportazioni dovrebbe essere in prima battuta le imprese lombarde2,6 miliardi di fatturato in più – e quelle del Piemonte1 miliardo (e infatti secondo Alessandra Lanza di Prometeia “Per il Nord-Ovest il 2015 sarà un anno molto positivo perché ha un tessuto industriale in grado di agganciare in fretta in fretta i fenomeni ripresa“). Tra i settori dovrebbero uscirne meglio quelli tradizionali del Made in Italy, mentre dovrebbero trovarsi in difficoltà chi lavora nel settore energetico, visto che la maggior parte delle materie prime è quotata in dollari.

La buona notizia dell’Euro debole è da leggere nel quadro di altre notizie. Le difficoltà sul mercato russo, le prospettive di crescita non brillante in Cina, ed un costo dell’energia in forte calo – che rappresenta un altro vantaggio per la competitività italiana. Da rilevare poi che secondo Domenico Menniti, presidente di Harmont & Blaine, negli Stati “la svolta decisiva può venire dal trattato sul libero scambio. I dazi per le esportazioni sono ancora troppo alti“.

Qualche buona notizia arriva anche dall’Italia. Il presidente di FederlegnoArredo Roberto Snaidero ha “fiducia nel nuovo anno, e i dati mi danno ragione. Anche il mercato interno comincia a muoversi“.

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