Un ennesimo rinvio è dietro l’angolo. Troppo distanti ancora le posizioni tra Fmi, Bce e gli Stati nazionali sulla nuova tranche di aiuti da concedere alla Grecia. E così la decisione sull’accordo, inizialmente prevista nell’Eurogruppo in programma oggi, dovrebbe essere rimandata alla prossima riunione del 3 dicembre. Un nuovo fallimento, dopo la mancata intesa sul bilancio, che proietta ombre oscure sul futuro dell’Unione europea.

La decisione di “non decidere” sulla nuova tranche di aiuti destinati ad Atene, 31,2 miliardi di euro su un pacchetto di 44 bloccati da giugno, è stata presa nel corso di un meeting telefonico tra i 17 ministri dell’Economia, sabato scorso. C’è ancora da lavorare sulla capacità di riduzione del debito greco al 120% entro il 2020, punto debole che continua a dividere i responsabili delle decisioni economiche comunitarie. Un piano che per il Fondo monetario internazionale non è ancora sostenibile, tanto più dopo il via libera alla dilazione per il rientro dal debito decisa dall’Ue, che avrà conseguenze per tutti. Nessuno escluso.

Qualche apertura, però, si comincia a intravedere. L’Fmi si è reso disponibile a alzare la percentuale del debito fino al 124% da ridurre entro i prossimi 8 anni. La Bce sarebbe disposta a versare ad Atene i profitti sulle obbligazioni greche in suo possesso. L’Eurozona potrebbe abbassare i tassi sui prestiti bilaterali concessi ad Atene. Tutti gesti di solidarietà nei confronti di un Paese che però continua a essere visto come un pozzo senza fondo da istituzioni e Paesi europei.

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