Lo cercano in Piemonte, Lombardia e anche Calabria. La clamorosa evasione di Domenico Cutrì, avvenuta il 3 febbraio davanti al tribunale di Gallarate, ha creato parecchio scompiglio negli ambienti giudiziari. Condannato in appello all’ergastolo per omicidio, Cutrì viene indicato come uno dei boss della ‘Ndrangheta. Il 32enne calabrese ha anche precedenti per droga e armi.

I complici che lo hanno liberato hanno usato pistole e spray urticante durante l’assalto agli agenti che lo stavano conducendo nel tribunale, dove era atteso per un’udienza. Le forze dell’ordine stanno indagando su due auto: una Volkswagen Polo nera, poi abbandonata, e una Citroen C3, sempre nera, usata per la fuga.

Mentre proseguono le ricerche dell’ergastolano evaso (foto by InfoPhoto), scoppiano le polemiche. Il procuratore aggiunto della direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, critica le procedure che impongono i trasferimenti fisici dei detenuti per i dibattimenti processuali. Come ha dichiarato all’agenzia Agi: “Se fosse stata obbligatoria la videoconferenza per detenuti di alta sicurezza il gravissimo episodio di oggi non si sarebbe verificato“.

Ordinario il commento del ministro alla Giustizia, Annamaria Cancellieri: “Si tratta di un episodio molto grave. Spero che al più presto l’ergastolano evaso e la banda complice, vengano assicurati alla giustizia grazie al lavoro di tutte le forze di Polizia“.