Dati inquietanti sull’evasione fiscale emergono dal Rapporto sui risultati conseguiti in materia di misure di contrasto all’evasione fiscale allegato alla nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (il cosiddetto Def) approvato venerdì scorso dal Consiglio dei Ministri. In base a quanto si legge, infatti, l’evasione fiscale in Italia sarebbe in grado di sottrarre ogni anno dalle casse erariali oltre novantuno miliardi di euro.

A far registrare i dati più alti, quando si tratta di evasione fiscale, è il Nord Italia, sia perché in questa parte del Paese si registrano valori maggiori di ricchezza. Per quanto riguarda il Meridione d’Italia, invece, qui è invece possibile registrare la più alta propensione all’evasione.

La prima imposta ad essere evasa sarebbe l’Iva: un dato, quello sull’imposta del valore aggiunto, che piazzerebbe l’Italia fra i primi posti in classifica, dopo Grecia, Slovacchia, Lituania e Romania. Se invece si prendono in considerazioni le ditte individuali, sarebbero i commercianti ad evadere di più mentre per quanto riguarda gli immobili, sarebbe l’Imu l’imposta maggiormente evasa.

Si tratta di dati poco incoraggianti quelli che tracciano il quadro dell’evasione fiscale in Italia. Poco incoraggianti perché nonostante tutte le misure adottate per affrontare questo fenomeno a dir poco indegno, la differenza tra l’ammontare del gettito teorico di ciascuna imposta e l’ammontare del gettito effettivamente riscosso (il cosiddetto tax gap) si sarebbe abbassato davvero di poco negli ultimi anni.

Per quanto riguarda il Nord Italia, questo tax gap si aggirerebbe intorno ai 47,4 miliardi di euro (quindi circa il 54 per cento del totale evaso) mentre per ciò che concerne il Centro Italia, il tax gap sarebbe di 24,4 miliardi di euro (e dunque del 27 per cento. Nel Sud del Paese questo gap si attesterebbe attorno a 19,5 miliardi di euro (il restante 21 per cento quindi).