Sono cifre record quelle inerenti l’evasione fiscale contenute in una nota di aggiornamento al Def: 111 miliardi di euro all’anno, riferiti al 2015.

Un allarme, quello relativo all’evasione, che dimostra come questa sia ancora una piaga importante nel nostro Paese: la media Ocse di riscossione del carico fiscale è infatti del 17,1%, mentre in Italia è appena di un decimo, ovvero l’1,13%.

E sono differenti gli ambiti in cui la pratica di non versare quanto dovuto allo Stato è praticamente la norma. Per quanto attiene all’Irpef, per esempio, i lavoratori autonomi nel 2014 hanno raggiunto una quota del 59,4%: di queste il 3,5% non viene versato, mentre il 55,9% non è neanche dichiarato. Il tutto per un totale di 30 miliardi e 736 milioni, con un aumento del 50% negli ultimi 5 anni.

Anche quello dell’Iva è uno scenario fosco: l’Italia in Europa è il Paese che detiene il record negativa, con un 29,7% di evasione, pari a 40 miliardi andati in fumo. Ovvero un quarto dell’intera evasione Iva dell’Europa, mentre la Francia, per fare un altro esempio, arriva solo al 15,3%.

Difficile giustificare simili quadri, ma non si può negare che il peso fiscale sulle aziende non sia gravoso: secondo Confartigianato un’impresa media deve subire un carico pari al 64,8%, mentre la media europea è del 40,6%.

Parte della responsabilità, oltre che sui controllati, va fatta ricadere sui controllori: nel 2016 l’Agenzia delle entrate ha ridotto i controlli del 33%, passando da 300mila a 200mila. Si tratta di valutazioni di costi e benefici che lo Stato dovrà prendere in seria considerazione per mettersi alla pari con gli analoghi quadri fiscali dei Paesi europei.