Da un lato il mondo politico si agita per ridurre il sovraffollamento delle carceri; dall’altro c’è chi li anticipa. A poche ore di distanza due detenuti condannati per omicidio (uno dei due all’ergastolo), ai quali il magistrato di sorveglianza aveva concesso un permesso premio, non sono rientrati in carcere. Risultano quindi evasi.

Il primo episodio è accaduto nel penitenziario di Porto Azzurro (isola d’Elba). Filippo De Cristofaro, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Annarita Curina commesso nel 1998, non è rientrato dopo che gli erano stati concessi tre giorni di permesso per le festività pasquali. De Cristofaro era già evaso nel 2007, quando era detenuto a Pianosa.

La seconda evasione riguarda il carcere di Bollate (Milano). Ballouti Moncef, tunisino che sta scontando una condanna per omicidio fino al 2020, come De Cristofaro (e tanti altri) non è tornato nel penitenziario al termine di un permesso premio.

C’è anche una terza evasione, questa volta a Monza, sempre dopo un permesso. Questa volta il detenuto, un marocchino di 39 anni, non era detenuto per omicidio ma per droga.

Al di là delle decisioni dei magistrati nel valutare la pericolosità di un detenuto, le norme che regolano la materia fanno acqua da tutte le parti, nella fattispecie la legge numero 354 del 26 luglio 1975, cioè l’ordinamento penitenziario (foto by InfoPhoto). Questa legge concede premi anche a chi ha ucciso, anche a chi è condannato all’ergastolo, anche a chi è già evaso. Spesso la sicurezza si traduce solo in un mare di chiacchiere.