La Sala delle Asse del Castello Sforzesco riapre per Expo 2015 e regala un’inedita traccia di Leonardo da Vinci. Un disegno finora sconosciuto è infatti emerso nel corso dei lavori di restauro iniziati nel 2013 al fine di proteggere dalle infiltrazioni di umidità il famoso “Monocromo”, importante pittura murale dipinta da Leonardo due anni dopo il Cenacolo, nel 1498. Ecco che scrostato l’intonaco, un nuovo disegno si è materializzato sotto gli occhi degli esperti. Si tratta di un abbozzo di paesaggio con un campanile e la sua chiesa, una montagnola e qualche casa nel circondario. La tecnica del disegno ha immediatamente fatto pensare a quella del maestro di Vinci,  lo stile infatti è molto simile allo sfondo del Cenacolo, così che gli esperti ipotizzano si possa trattare di un vero e proprio progetto vinciano finalizzato alla decorazione di tutte le pareti della sala, e non solo del soffitto, come si credeva. Uno schizzo, rimasto in attesa di essere colorato dallo stesso Leonardo, che probabilmente doveva dare allo spettatore la sensazione di trovarsi all’aperto, sotto un padiglione vegetale. E’ possibile dunque che, col proseguire dei lavori, vengano alla luce altri accenni di disegno. Intanto, durante i sei mesi dell’Expo, con il restauro temporaneamente sospeso e i ponteggi parzialmente disallestiti, i visitatori potranno apprezzare da vicino il già noto Monocromo e quanto affiorato di questa nuova sensazionale scoperta. Per il periodo di Expo, nella sala troverà infatti posto un’installazione multimediale che introdurrà i visitatori alla scoperta del genio di Leonardo e della storia della sala, che ai tempi doveva chiamarsi “Camera de’ Moroni” in onore di Ludovico Sforza detto il Moro. Due quinte di vetro limiteranno lo spazio per permettere ai conservatori di proseguire le indagini, ma sulla loro superficie trasparente saranno proiettati dettagli del disegno e momenti del restauro, oltre all’ologramma di un restauratore che illustrerà i principali passaggi del ritrovamento.

Un disegno che abbraccia tutta la stanza è “un’interpretazione innovativa che mette al centro la natura e elimina qualsiasi presenza umana, tranne quella sul soffitto della sala, decorato con il blasone di Ludovico il Moro” ha dichiarato Claudio Salsi, direttore della soprintendenza del castello.

Dopo l’Expo i lavori riprenderanno a pieno ritmo e si cercherà di capire quanto è rimasto intatto sotto l’intonaco, nella speranza di ritrovare nella sua interezza quel disegno preparatorio che fino ad ora può solo solleticare la fantasia degli esperti: rocce spioventi, fusti di alberi, un piccolo villaggio in lontananza con un campanile che ricordano i particolari del paesaggio che si intravede fuori dalla finestra, dietro il volto di Gesù nel Cenacolo. Questi gli indizi che lasciano presagire la presenza di un paesaggio all’orizzonte, che scorre lungo tutte le quattro pareti a fare da sfondo, come già in altre importanti pitture di Leonardo.